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Ritratto
nell'immagine qui a fianco ecco lo splendido e mitico Hammond
B 3 utilizzato negli Uriah Heep da Ken
Hensley. Osservando sotto il sedile potete
notare i pedali che hanno lo scopo di riprodurre note molto basse
usate di solito - in altri generi musicali - per accompagnare
la melodia. Nell'hard rock questo supporto, che controlla una
parte dell'elettronica dell'Hammond, è esclusa dalla maggior
parte degli artisti (La utilizzò - da che mi risulta -
solo Jon Lord, nell'Hammond C 3, per qualche pezzo dei Deep Purple).
Come potete notare il B 3 è costituito da due ta- |
stiere
distinte: una sta sotto, l'altra sopra. Ancora più sopra
della tastiera superiore ci sono i vari "registri" che
consentono di modificare il "colore", per così
dire, del suono emesso dalle due tastiere. Ora, quando Ken doveva
accompagnare un pezzo cantato o un assolo di Mick Box si serviva,
di solito, delle prime due ottave della tastiera inferiore, e
della terza e quarta ottava di quella superiore cambiando, di
quest'ultima, i parametri di alcuni registri. Questa operazione
era essenzialmente necessaria, soprattutto dal vivo, onde evitare
di "coprire" col volume che l'hammond sfodera con certi
registri, il pezzo della chitarra. Una chiara dimostrazione di
uno "sbaglio" - secondo me - da parte di Ken nel controllo
di questi registri la puoi trovare ascoltando il pezzo Circle
of hands del Live 73, dove si sente la tastiera che - nel vero
senso della parola, almeno secondo il mio giudizio - sovrasta
tutto. Al contrario, per gli assoli, grazie al cambio dei parametri
di alcuni registri è possibile modificare il suono delle
tastiere - di solito Ken usava per gli assoli quella superiore
- fino ad ottenere il "colore" voluto. L'assolo, di
solito, si concentra tra la quarta e la quinta ottava, cioè
all'estrema destra (quinta ottava) della tastiera superiore.
All'estrema sinistra delle due tastiere potete vedere dei tasti
neri presenti sia nel B3 sia nel C3. Ci spiega a cosa servono
la carissima Francesca Paratore
che, molto gentilmente, corregge con le seguenti parole diverse
castronerie che scrissi a riguardo.
I tasti neri si chiamano "preset keys"; questi tasti
producono suoni non variabili di drawbars fissati internamente,
che rappresentano i suoni di un classico organo a canne. Fanno
eccezione i seguenti tasti: quello del do, che mette fuori uso
la combinazione che stai usando, e quelli del la diesis o si bemolle
con cui puoi attivare una fila di 9 drawbars (Quelli che
io sopra chiamo registri n.d.L.) variabili manualmente. Ho
notato, nella mia esperienza, che il volume delle combinazioni
"fisse" è più basso del volume di quelle
"aggiustabili". Inoltre aggiungo un altro mio giudizio:
il fascino dell'Hammond consiste nella infinità gamma di
combinazioni che l'organista può inventare - anche solo
tirando fuori un drawbar di 1 cm - abbinata NECESSARIAMENTE al
magico suono del leslie
Bello vero ? Vi piacerebbe possederne uno ? Non costa molto ...
quello più economico costa solo 2500 sterline. Se volete
farmi un regalo gradito compio gli anni il 25 marzo . |
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L'organo
ritratto qui a fianco, invece, è l'altrettanto
mitico Hammond C 3
preferito dall'attuale tastierista degli Uriah Heep Phil
Lanzon e dal suo predecessore John
Sinclair (Non sono a conoscenza
della strumentazione usata da Greg Dechert che sostituì
Hensley). Phil, come Ken, ha eliminato i pedali dall'impianto
e anche il seggiolino. Le caratteristiche dell'Hammond
C 3 sono, sostalziamente, le stesse del B 3 tranne per
alcune caratteristiche molto tecniche che, francamente,
non sono in grado di trattare. Mi piacerebbe, però,
fa- |
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re
se permettete, alcune riflessioni di carattere generale sul tema
dell'organo negli Uriah Heep secondo me molto importanti. Gli
Uriah Heep sono nati con una base massiccia costituita da chitarra
ed organo. Quest'ultimo strumento, forse, nei periodi bui del
gruppo ha predominato a dismisura - questa è solo una mia
opinione - per poi lasciare definitivamente il posto alla meritevole
chitarra di Mick Box. Nella formazione degli Heep di cui facevano
parte Peter Goalby & John Sinclair il suono magico e unico
dell'Hammond è stato, secondo me, trascurato in favore
di non ben precisati "sintetizzatori" che non tratterò
personalmente (se qualcuno di voi se ne vuole occupare è
bene accetto) ... questo era il gusto di John Sinclair che, non
si può negare, è uno splendido tastierista. Meritevole
di un particolare elogio da parte nostra, fans degli Uriah Heep,
è il signor Phil Lanzon che, pur dilettandosi nell'usare
varie tastiere nelle canzoni degli Heep (così come è
giusto che sia), privilegia l'immortale suono si questo splendido
strumento che ha fatto la storia del rock e, in particolar modo,
degli Uriah Heep. |
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Qui
sopra, nelle due immagini, è ritratto il minimoog
modello D utilizzato da Ken
Hensley in molte canzoni degli Uriah Heep.
Cito, per qualche esempio, July Morning (ricordando che nella
versione contenuta in Look at yourself questo strumento fu suonato
nell'assolo finale da Manfred Mann),
Sweet Lorraine oppure il monumentale assolo di Ken Hensley, accompagnato
da Lee Kerslake, nella versione di Gypsy contenuta nel mitico
Live del 73. Tolto il "leggio" dall'hammond B 3 Ken
usava collocare questo strumento sopra l'organo. L'ideatore del
minimoog fu il signor Robert Albert Moog; questo strumento fu
prodotto e commercializzato dal 1970 fino al 1981 quando, con
le nuove innovazioni tecnologiche, la sua realizzazione divenne
troppo dispendiosa per i produttori che, in ogni caso, con le
"nuove tecnologie", non riuscirono più a riprodurre
i magici suoni che le creatività degli artisti che se ne
servirono son riusciti a cavar fuori da questo gioiello. Uno di
questi era Ken Hensley, ma si potrebbe citare anche Keith Emerson
o anche il più
vicino Flavio Premoli della PFM nel bel "riff" di Impressioni
di settembre.
Nella realizzazione del minimoog si è tenuto conto di un
criterio fondamentale: offrire al musicista una serie di connessioni
interne preconfigurate in grado di sopperire al 90% delle esigenze
soggettive nella creazione di suoni personalizzati. Questa riduzione
della "libertà" dell'artista del 10% era compensata
dal fatto che quest'ultimo non era più schiavo di cavetti
e cavettini per cambiare le varie configurazioni ma, al contrario,
agendo sui vari potenziometri (le manopoline varie che vedete
raffigurate nel pannello) aveva la possibilità di modificarle
a suo piacimento e quindi cambiare il suono. Non è questa
la sede opportuna per trattare delle caratteristiche tecniche
del minimoog; io dirò solamente che era composto da tre
oscillatori l'ultimo dei quali controllava gli altri due.
Se qualcuno di voi è interessato alle caratteristiche tecniche
di questo splendido strumento può consultare i seguenti
indirizzi: |
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