Sul numero di Flash 14/15 aprile 1990 si presentavano
ai lettori molte piccole biografie dedivate ai grandi cantanti hard
rock.
Ecco quella di David Byron firmata da Christoph Cianci
Insieme agli Uriah Heep, di cui è stato il magnetico front-man
per otto anni, fino al momento in cui fu escluso per abuso di alcool
e droghe, David Byron ha prodotto dischi oramai considerati come classici
dell’hard rock.
Per anni David è stato il marchio di fabbrica, il punto focale
della band soprattutto dal vivo, dove riusciva a catalizzare a tal punto
l’attenzione del pubblico da avere spesso un controllo totale
della situazione.
La sua padronanza on stage era così completa da poter essere
ancor oggi d’esempio a molti nuovi cantanti. Ovviamente però
le capacità di Byron non si limitavano a quelle di grande entertainer
ma erano anche quelle di un vocalist che seppur non dotato dell’estensione
e della potenza di un Plant o di un Gillan riusciva a procurare brividi
di piacere sia nelle performance live che in studio.
A questo proposito va ricordato che David ha registrato insieme agli
Uriah Heep ben nove album ai quali si deve aggiungere il disco solista
Take on Prisoners.
Il suo stile e le sue timbriche sono sempre stati una perfetta cornice
per un sound compatto e a tratti profondamente hard come ad esempio
Stealin’, Walking in your shadow o Suicidal Man. Tuttavia quelli
erano tempi nei quali non si aveva paura nell’esternare sentimenti
e proporre tenui melodie, vedi Come Away Melinda o The easy road. Come
già accennato il troppo amore per alcool e stupefacenti gli costò
nel 1976, il posto negli Uriah Heep.
Da quel momento cercò più volte di rientrare in grande
stile come nel ’77 con una band chiamata Rough Diamond, ma fu
però un fallimento come del resto la David Byron Band dell’81.
Questa ulteriore delusione, assieme al fatto di non volersi rassegnare
al duro e amaro destino, lo gettò in una spirale perversa conclusasi
inevitabilmente con la morte, a soli 37 anni, il 28 febbraio 1985.