Articolo tratto dalla rubrica Shock Relics –
Metal shock n. 186 febbraio 1995.
Autore Gianni Della Cioppa.
Lord Byron Tribute
Dieci anni fa esatti, il 28 febbraio 1985, moriva a soli 37 anni, stroncato
da un infarto , causato da eccesso d’alcool, David Byron. E’molto
probabile che tra i nostri lettori pochi avranno pianto all’epoca
ed ancora oggi meno lo ricordano. David Byron è stato un autentico
idolo; uno dei tanti si potrà obbiettare. Ma con quella sua aria
da perdente nato, quel suo non ricevere attestati di stima dalla critica,
il non essere mai apparso nelle classifiche di preferenza di nessuna
firma importante, avevano stretto un legame tra il personaggio e me,
che regge ancora oggi. Ma i veri motivi di tanta stima, erano (e sono)
fondati su due considerazioni: Byron aveva fatto parte della più
grande e sfortunata hard rock band inglese degli anni settanta e, cosa
fondamentale, è stato in assoluto uno dei più bravi, intonati
e geniali, vocalist del suo tempo. Ma come agli Uriah Heep non è
mai stato riconosciuto nessun merito particolare, allo stesso modo il
suo primo cantante non ha mai avuto l’onore di essere ricordato
dai tanti discepoli di ruolo degli anni a venire.
E la cosa appare strana, se si considera che David Byron non solo possedeva
buona estensione e magnifica timbrica, ma aveva il dono di creare melodie
dal nulla, di reinventare un brano nella canzone, modellando suggestive
armonie vocali, in contesti strumentali impossibili.
Ed è stato uno dei primi ad usare le doppie/triple voci, cantando
su più tonalità le stesse frasi; tecnica oggi sfruttatissima.
Alcune sue interpretazioni, dalle più famose july morning, bird
of pray, gypsy, sunrise, the wizard ai tesori nascosti pilgrim, circus,
beautiful dream, confession, the spell, rimarranno sempre scolpite nei
cuori di chi le ha vissute e non solo ascoltate, come si usa da qualche
tempo. Entrato giovanissimo nel mondo del rock, David Byron a soli 22
anni inizia la carriera discografica negli Uriah Heep , dopo aver fatto
parte degli Spice. Il debutto è folgorante, very ‘eavy,
very ‘umble è un grosso successo e , seppur osteggiati
da parte della critica, gli Uriah Heep raccolgono ottimi responsi in
Germania ed in Italia. In patria la band sale alla ribalta con Demons
and Wizards il quarto lavoro, dopo gli ottimi salisbury e look at yourself.
Con Magician’s Birthday anche in Inghilterra si diffonde l’Heepsteria,
grazie ad alcuni velati riferimenti dark, mai esagerati. Il consuntivo
di Live aprirà un ciclo, con le nuove scelte di sweet freedom
e wonderworld; la china risale del tutto con return to fantasy, per
inabissarsi con il successivo high &mighty. Siamo nel 1976 ed il
responsabile sembra essere proprio David Byron, che viene allontanato
dal gruppo. Scelta strana se si pensa che solo pochi mesi prima, gran
parte degli Uriah aveva aiutato Byron a realizzare il suo debutto solista,
l’eccellente take no prisoners. Ma il cantante non si perde d’animo
e forma i rough diamond per un omonimo lp dai contenuti alterni. Ritenta
la carta solista con baby faced killer, ma di lui si tornerà
a parlare solo nel 1981 con il progetto Byron band e relativo disco
on the rocks. Ma la realtà parla di un hard rock superato e di
un personaggio stantio, vittima dell’alcool e delle droghe, incapace
di accettare un inevitabile declino, anagrafico ed artistico. L’idea
folle di trovare forza negli stupefacenti gli procura un collasso sulla
scena, al Marquee, un tempo tempio delle sue gesta. Questa ennesima
umiliazione gli sarà fatale e colpirà anche l’equilibrio
mentale e si narra di un Byron pieno di debiti costretto a vendere la
mastodontica casa di Reading, per coprire assegni spesi per cose assurde
ed inutili, alla maniera delle rockstar.
Ma David Byron, nonostante avesse smesso quei panni da tempo, si sentiva
sempre coperto di lustrini e con un pubblico disposto ad osannarlo.
Così non era, e quando i suoi incubi, popolati da ricordi leggendari,
si spensero, la notte del 28 febbraio del 1985, si chiudeva un altro
tassello dell’epoca aurea del rock, i magici seventies. Salutò
gli Uriah Heep intonando can’t stop singing e la sua voce –
credetemi – non morirà mai, proprio come aveva sempre sognato.