Discografia Uriah Heep
secondo Francesco Dalla Riva
 
 
 

Discografia degli Heep commentata da Francesco Dalla Riva. Tratta da Classix! N. 1 2003 – Primo numero di questa ottima rivista con gli Uriah Heep in copertina.

Very ‘eavy…very ‘umble
Racchiuso in una copertina che è diventata un classico. L’esordio degli Uriah Heep è un disco sfaccettato ed eterogeneo, in bilico tra generi diversi, con accenni jezzati (wake up) , momenti blues (lucy blues) e psichedelici, ma tra i solchi si intravede già la vocazione hard rock del gruppo, in pezzi come dreammare, real turned on e soprattutto in gypsy, brano epocale dal riff ossessivo e con un assolo di hammond fra i più aggressivi che sia dato sentire.

Salisbury
A soli sei mesi dal debutto, il gruppo pubblica un capolavoro affascinante, forse il disco più sperimentale di tutta la loro carriera, ancora in bilico tra generi diversi, ma con risultati fenomenali. Il trio Box/Byron/hensley è il fulcro che dà vita all’hard di bird of pray e time to live, al folk rock di the park e alla complessa title track, vicina a certo prog a agli esperimenti orchestrali di Yes, elp e Deep Purple. Il tutto con una innocenza e naturalezza che ancora oggi strabiliano.

Look at yourself
Il terzo disco è una decisa sterzata verso l’hard rock più roccioso. Messi da parte gli sperimentalismi, nascono pezzi immortali come la devastante title track iniziale e, soprattutto july morning, la child in time o la starway to heaven degli Uriah Heep. Ma tutto il disco non conosce cali di intensita. Notevole anche l’inedito pubblicato sulla ristampa, l’acustica what’s within my heart.

Demons and wizards
Dietro una fantastica e sognante copertina di Roger Dean (famoso per le cover di Yes e altri), si cela forse il disco più completo e maturo della band, finalmente stabile anche a livello di line-up. Quaranta minuti di musica celestiale, che sanciscono definitivamente la consacrazione degli Uriah Heeo a livello mondiale. Inutile nominare un pezzo piuttosto di un altro, tutto l’album è intriso del più classico Heepsound!

The magician’s birthday
Abbandonata l’idea di un concepì album, gli Uriah, letteralmente spremuti dai discografici (cinque dischi in due anni) pubblicano una raccolta di brani che proseguono idealmente il discorso iniziato con Demons. E dal genio di Hensley nascono altri classici quali sunrise, rain, echoes in the dark e la lung titli track con il batterista kerslake che si produce in un assolo di kazoo. L’ispirazione è ancora altissima.

Uriah Heep live
Immancabile, giunge anche la celebrazione live con questo doppio registrato a Birningham, che ripropone in tutta la sua gloria il repertorio vincente del gruppo, farcito di brani ormai classici. Al tempo si parlò dell’unico rivale di Made in japan dei Purple; a mente fredda si tratta sicuramente di uno dei live album imprescindibili per il rock dei seventies.

Sweet freedom
Ennesimo album stroncato dalla critica e incensato dai fan, sweet freedom mostra un gruppo che, nonostante la pressione ormai insostenibilie dell’etichetta, è ancora in grado di reinventarsi e di evolversi. E così tra le classiche stealin’ e dreamer c’è posto anche per la delicata circuì e per l’epica title track. Registrato in Francia per sfuggire al fisco britannico.


Wonderworld
Le tensioni interne iniziano ad affiorare, soprattutto per lo strapotere che ormai Hensley, sul mercato anche con il suo esordio solista, detiene a livello compositivo. Ciò nonostante il disco funziona e alcuni brani (dreams, wonderworld) sono tranquillamente inseribili tra i classici della band. Registrato, questa volta , in Germania, contiene le ultime registrazioni del bassista Gary Thain con il gruppo.

Return to fantasy
Arriva John Wetton, in veste di illustre session man, a rimpiazzare il basso dello scomparso Thain. Qualcosa di è rotto all’interno del gruppo, ma, ciò nonostante Hensley sforni ancora brani di prima qualità, su tutti la title track e beautiful dream, mentre Byron impreziosisce con la sua voce unica i brani di quello che è l’ultimo grande album in questa prima fase della storia degli Uriah eppure quello che avrà più successo in Inghilterra.

High and mighty
Il gruppo è agli sgoccioli, l’ispirazione mostra ormai la corda ed, effettivamente, high and mighty rappresenta un episodio secondario nella loro discografia. A distanza di tempo, si può forse riscattare la sognante weep in silence e la delicata footprints in the snow. Wetton che canta l’iniziale one away or another, abbandona silenziosamente il gruppo dopo l’allontanamento di David Byron, ormai ingestibile per i suoi problemi d’alcolismo. La fine sembra prossima.

Firefly
Rimpiazzare un frontman come Byron non è semplice, ma il gruppo pesca il jolly con l’ex Lucifer friend John Lawton, suggerito a Box da Roger Glover. La potente voce del nuovo singer guida una sorta di rinascita per gli Uriah, che non orgoglio firmano uno dei loro lavori migliori, intriso di quella magia che aveva caratterizzato dischi come demons and wizards e sweet freedom.

Innocent victim
Il suono si fa sensibilmente più leggero e mostra un gruppo alla ricerca di un singolo che possa salvarlo dall’avvento del punk. L’esperimento riesce solo in parte e gli episodi più riusciti sono la durissima free’n’easy, the dance e choices, ancora ai livelli di ispirazione dell’album precedente.

Fallen angel
L’ultima prova di John Lawton con gli Uriah Heep è un disco buono, melodico e in linea con le sonorità del lavoro precedente, ma ormai è chiaro che si tratta di un gruppo hard che tenta di spacciarsi per qualcosa che non è. Qua e là, raffiorano scampoli d’alta classe ma i fasti del passato sono ormai lontani.

Conquest
Quest’album rappresenta il momento più controverso dell’intera discografia Heep e lo si può vedere o come un disco non capito o come il punto più basso della parabola musicale del gruppo, a seconda di come si giudica la prova di John Slogan. La classe e l’espressività sono fuori discussione, ma forse si tratta di una voce effettivamente troppo debole per il rock degli Uriah. Hensley, disgustato, abbandona, il gruppo si sfalda, lasciando al sono Mick Box il peso e l’eredità di un nome che i fan non vogliono lasciar morire.

Abominog
Passano due anni e Box rimette in pista gli Uriah Heep con una nuova formazione, capitanata dall’ex Trapeze Pete Goalby( che Hensley avrebbe voluto gia nel 1978) e il poliedrico e moderno John Sinclaire alle tastiere. Abominog, dietro una delle copertine più ignobili che sia dato a vedere, rappresenta una nuova splendida rinascita, con pezzi che, finalmente, riescono a tradurre il classico sound del gruppo in situazioni e sonorità più moderne e al passo coi tempi. Too scared to run e sell your soul entrano di diritto fra i classici del gruppo.

Head First
La formula è sempre la stessa del disco precedente, un hard rock melodico che strizza l’occhio a quell’aor che tanto spazio sa conquistarsi nelle charts americane. L’ispirazione e ancora buona e alcuni brani the other side of midnight e red lights sono validissimi, interessante la cover di lonely nights, gia portata al successo da Bryan Adams

Equator
Decisamente più leggero rispetto ai due lavori precedenti equator è certamente un buon album, ricco di episodi piacevoli, che, però, risente parecchio di una sovraproduzione tipicamente anni’80 che poco si adatta al suono del gruppo.

Live in Moscow
Dopo una lunga pausa di riflessione che somiglia tanto alla fine del gruppo. Box rifonda nuovamente gli Uriah Heep e, insieme ai fidi Bolder e Kerslake, entrano in formazione Phil Lanzon (kbrd) e Bernie Shaw (voce) entrambi ex-grand prix. Dopo una fortunata e storica tournèe in Russia, la nuova formazione esordisce proprio con un bekl live, generoso e sincero, che ripropone vecchi e nuovi classici, oltre a tre pezzi nuovi che lasciano ben sperare per il futuro.

Raging silence
Arriva anche l’esordio in studio della nuova line-up e raging silence non tradisce le attese. Si tratta infatti di un buon disco, dove la voce di prima qualità di Bernie Shaw e che propone, a parte una cover di hold your head up degli Argent, un hard melodico che si rifà alle cose migliori del recente passato del gruppo.

Different world
Come una tegola giunge il fallimento della nuova etichetta e different world esce anche per cercare di aiutare la Legacy (che ormai aveva sede nello sgabuzzino di un supermercato- dirà Bolder) a salvare il salvabile. Si tratta di un album un po’ affrettato che si salva per la presenza di alcuni brani decisamente validi blood on stone, cross that line e different world, mentre altri episodi suonano un po’ meno ispirati. Il gruppo sembra essersi infilato in un altro vicolo cieco, ma come si dice “you can’t keep a good band down”

Sea of light
Una celestiale copertina di Roger Dean incornicia un nuovo classico nella discografia del gruppo. Sea of light è tutto ciò che i fan si aspettavano dalla nuova formazione: un album all’altezza con i capolavori del passato, che si riappropria di tutta la magia che gli Uriah Heep sanno creare, dall’hard di time of revelation e agains the odds agli elementi prog di love in silence fino al dolcissimo finale acustico con Dream on.

Spellbinder
Anche dal vivo il gruppo è tornato a regalare performance entusiasmanti , ben venga quindi questo live, registrato in Germania per una radio locale, dove i 5 si producono in infuocate versioni dei classici spesso dimenticati in sede live, come Rainbow demon, Circe of Hands e Devil’s Daughter. Buona anche l’inedita in studio Sail the Rivers.

Sonic origami
Gli Uriah riescono nel difficile compito di mantenersi ai livelli di Sea of light senza ripetersi. Il nuovo album è più variegato e sfaccettato del precedente, e ci presenta un gruppo ancora in crescita e per nulla timoroso di evolversi. Inutile sottolineare i singoli episodi: Sonic origami è un affresco sonoro veramente affascinante che lancia definitivamente i nostri verso una seconda giovinezza.

Future echoes of the past
Box prende la coraggiosa decisione di sobbarcarsi anche il peso della gestione del gruppo, sia a livello discografico che concertistico. Il primo frutto di questa mossa è questo magnifico doppio live, dove il nuovo materiale risplende di luce propria accanto ai classici e con i cinque che rispolverano in maniera commovente Sweet freedom, Rain, Sunrire e il meglio di trent’ani di musica Rock!

Acuostically driven
Sembra impossibilie, ma anche gli Uriah Heep, con circa dieci anni di ritardo, cedono alla tentazione di un live acustico. A prescindere dalle mode, il risultato è comunque godibilissimo e vitale. Accompagnati da archi e violini e dal flauto magico di Ian Anderson il gruppo dà prova di una musicalità e versatilità notevoli, su tutti la voce immacolata di Bernie Shaw.

Electrically driver
A conclusione del primo vero e proprio grande tour inglese in dieci anni, esce questo ennesimo live, singolo, dove gli Uriah Heep tornano ad essere acclamati dal loro pubblico di casa. Si parte con una tiratissima Return to Fantasy e tutta la scaletta è ricca di sorprese, complice ancora la presenza di Ian Anderson su alcuni pezzi. I livelli del classico Live del 1973 non sono poi così lontani!

The magician’s Birthday Party
Qualche cinico avrà qualcosa da ridire su quattro uscite live di fila, ma per i fan questa è una vera manna. Si celebrano più di trent’anni di burrascosa carriera e, per l’occasione, tornano sullo stesso palco con il gruppo Ken Hensley e John Lawton! Impossibile resistere all’emozione durante July Morning e Sympathy, ma l’apice lo si tocca con una commovente versione di Paradise/the Spell.
Da lacrima!

Il resto
Ovvero come districarsi dalla massa di raccolte degli Heep che invadono il mercato.

Live at Shepperton ‘74
Registrato in studio per uno show trasmesso da una televisione americana, questo cd vede il gruppo presentare alcuni brani da Wonderworld, qualche mese preima dell’uscita effettiva del disco.
Grande versione di So tired

Still ‘eavy still proud
Dietro quella che sembra essere l’ennesima inutile collezione si nasconde invece una raccolta interessante di versioni alternative, live e demo, soprattutto dell’ultima formazione, fra cui le uniche versioni studio dei tre inediti presenti sel Live in Moscow

Rarities from the bronze age
Grande raccolta di tutti i singoli della band fino al 1984, interessante soprattutto per i molti inediti presenti sui 45 giri originali. Molto bello e dettagliato il booklet interno. Ha perso, comunque, molto del suo valore dopo che, recentemente, tutti questi brani sono stati aggiunti alle ristampe su cd dei singoli album.
A time of revelation
Per celebrare i primi 25 anni del gruppo esce questo cofanetto di 4 cd che, oltre a percorrere tutta la storia della band, presenta anche una ventina di brani inediti e, furbescamente, non tutti sono poi stati aggiunti alle ristampe dei singoli cd. Tutto molto bello, a parte il refuso in copertina che annuncia “Uriah Heap”!

King biscuit flower hour
Nella serie di live pubblicati dalla radio americana King Biscuits viene ripescato questo concerto del febbraio 1974, tour di sweet Freedom. La performance è decisamente buona e spiccano le versioni Live di Seven Star e Sweet Freedom. Grande prestazione di Byron, ma tutto il gruppo viaggia a mille!

Live in Europe
Unica testimonianza Live della formazione con Lawton alla voce, questo album, uscito originariamente su vinile nel 1987, assembla materiale da sei concerti diversi, durante il tour di fallen angel. Le parti vocali di Byron vengono rilette con personalità e talento dal nuovo cantante e la prestazione del gruppo è solida e generosa. Unico neo l’assenza di molti brani dal capolavoro Firefly.

Remasters
Stanco della miriade di raccolte pirata che inondano il mercato, il gruppo decide di compilarne una che sia definitiva, ma, in grande stile, reincide in studio tutti i pezzi e così possiamo goderci questo doppio cd dove l’ultima line-up si diverte a riarrangare brani èiù o meno famosi del proprio catalogo.

Sailing the sea of Light
Altro cofanetto sulla scia di A time of Revelation che narra la storia della band nel periodo 1985-2001 attraverso un libro, un documentario DVD e il CD live Electrically driven. Esiste anche la versione solo VHS o solo DVD.

 

 
     
 
Grazie a Tiziano Olivares per questo documento