Heepgrafia a cura di Gianni Della Cioppa tratta
da Psycho! N. 39 luglio 2000.
Della Cioppa è sicuramente tra i giornalisti
di settore italiano più affezionato agli Uriah Heep. Tra le sue
collaborazioni si ricordano quelle con Metal Shock, Flash e Psycho!.
E’ stato fondatore anche della fanzine Andromeda specializzata
in riscoperte di vecchi dischi rock degli anni 70-80. In seguito ha
creato Andromeda Relics piccola casa discografica per vinile di qualità
dove è possibile trovare molto spesso grandi gruppi hard o prog
di casa nostra.
La sua grande passione per il rock dei seventies si evince da ogni suo
scritto e il suo grande amore per la musica è encomiabile. Tra
i difetti l’enorme e sconsiderata fede interista.
Very
‘eavy…
A distanza di tre decenni, è veramente incredibile pensare che
all’epoca la critica parlava degli Uriah Heep come di un gruppo
minore. Canzoni come Real turned on, wake up, dreammare (sostenuta dai
bellissimi cori che diventeranno un trademark per il gruppo di Londra),
la ballata Come away Melinda (la stessa degli UFO) e l’immortale
Gypsy danno il valore di un album solidissimo e di gruppo già
nato in odor di leggenda
Salisbury
Nemmeno sei mesi dopo l’esordio, gli Heep escono con un disco
immenso, crocevia per un futuro luminoso. Almeno tre brani epocali (Bird
of pray, Time to live, Lady in black) e uno a mo’ di suite, la
title-track, degno del miglior hard progressive dell’epoca.
Look
at yourself
Il passaggio alla Bronze dà il via all’ascesa definitiva
del gruppo di Hensley e Box. La canzone che intitola il disco è
leggendaria, ma quella che il tempo decreterà immortale è
july morning grazie alla commovente interpretazione di Byron. Il disco
in America esce due mesi prima ed entra in classifica per la prima volta;
idem in patria, dove toccano quota 39.
Demons
and Wizards
Non un solo brano da scartare, disco assolutamente fantastico. Il gruppo
è cementato sulla triade Box/Hensley/Byron e i nuovi arrivi (kerslake
e Thain) garantiscono sicurezza. La critica è meno ostile e i
concerti seguitissimi, si respira quindi un clima perfetto per stimolare
la creatività. Nascono così pezzi di storia come The wizard,
Traveller in time, Easy livin’, Rainbow demon e la stupenda All
my life. A must!
The
magician’s Party
Il momento magico prosegue sulle ali di sunrise, spider woman, rain,echoes
in the dark e la celebre sweet Lorraine. Le posizioni in classifica
sfiorano la top 20 da entrambe le parti dell’oceano.
LIVE
73
La confezione originale è bellissima, con un booklet corredato
di foto fantastiche. Altrettanto il contenuto, certamente di valore
anche se forse non sempre all’altezza dei live dei gruppi storici
del periodo. I classici ci sono quasi tutti, quello che appare fuori
luogo è il R’n’Roll medley posto in quarta facciata.
Un omaggio alle proprie radici. Ma perchè restano fuori scaletta
brani del calibro di the wizard e bird of pray.
Sweet
freedom
Altro disco sottovalutato dalla critica. Invece dreamer, stealin e la
title-track valgono le cose migliori del recente passato. Tutti nel
classico stile hard e pomposo degli Uriah. Infatti il disco vola al
18° posto delle british-charts.
wonderworld
La title-track, opener del disco, è formidabile con un Byron
ispirato come non mai. Poi suicidal man, so tired, l’hard magniloquente
di something or nothing e la chiusura mistica di dreams per un altro
grande capitolo che genera heepsteria a tutto andare!
return
to fantasy
L’arrivo dell’ex-king crimson John Wetton al basso viene
accolto con ironia dalla critica britannica. Ma è proprio questo
strumento che rende bellissimo questo disco il cui titolo appare profetico,
visto che, mentre la scuola hard britannica si sta sgretolando, gli
Uriah Heep firmano almeno quattro brani capolavoro. Su tutti infatti
return to fantasy, fantastica apertura, shady lady, your turn to remember
e devil’s daughter
high
and mighty
David Byron ha già una carriera solista che lo aspetta e così,
quando esce l’album la critica lo snobba, anzi lo dilania ferocemente.
Onestamente l’album è poco ispirato, ma l’iniziale
one way or another è un capolavoro che non sfigura accanto ai
mega classici del gruppo. Byron abbandona seguito dallo stipendiato
Wetton.
firefly
Hensley e box raccolgono i cocci e reclutano il bassista Trevor Bolder
ed il cantante John Lawton. Lo stile del gruppo si fa più raffinato,
anche se non mancano i pezzi hard rock, ma il punk ha sfaldato il mercato
e così been away too long, wise man, do you know e la sognante
title-track vengono apprezzate solo dai fans nostalgici.
innocent
victim
Sulla falsariga del precedente, ma con ancora meno ispirazione, il dodicesimo
album degli Uriah sembra essere l’ultimo passo di una parabola
discendente che la critica vede ormai alla fine. Comunque keep on ridin’,
roller, la dura free ‘n’easy e choices meritano la stima
di chi ama la band.
fallen
angel
Gli Uriah Heep chiudono il decennio con un disco tranquillo, godibile,
all’ascolto veramente bello, ma che regala pochi episodi hard
degni del passato. La classe di Lawton è inestimabile e l’intero
set di brani lo dimostra, ciò nonostante egli decide lo stesso
di lasciare i compagni.
conquest
Il nuovo vocalist viene scelto in John Sloman ed è proprio la
sua voce a caratterizzare questo disco, strano ma veramente molto bello.
No return, imagination, carry on e won’t have to wait too long
sono pezzi formidabili. Ma nemmeno un tour europeo evita l’abbandono
del leader Hensley. A questo punto Mike Box decide di scrivere la parola
fine. Ma …
abominog
Spinto dal rinato interesse intorno ai gruppi storici dell’hard
rock (grazie alla NWOBHM). Box ricompone la band puntando su Peter Goalby
ex-cantante dei Trapeze. Il risultato è un album bellissimo,
vigoroso, pieno di energia e che ricorda le cose migliori del passato.
Too scared to run è una canzone epocale, non da meno chasing
shadow, running all night e hot persuasion, il tutto con qualche tocco
americaneggiante grazie alle tastiere taglienti di John Sinclair.
head
first
La svolta hard/aor si concretizza in the other side of midnight, lonely
night, red lights e love is blind. Album comunque interessante e che
si fa ascoltare con piacere.
equator
L’iniziale rockarama è un brano bomba con il suo refrain
catalizzante, poi bad blood, holding on, poor little rich girl e night
of the wolf tutti brillanti esempi di un hard rock melodico, cromato
e che cerca il conforto delle classifiche.
live
in europe 1979
in un periodo in cui gli Uriah Heep sono di fatto sciolti, viene riesumato
questo doppio dal vivo che risale al tour di fallen angel. La resa è
ottima, la sequenza dei brani è notevole, John Lawton canta divinamente
e Mick Box è il solito trascinante folletto.
live in moscow
l’inossidabile Box ricostruisce la formazione e la porta in giro
per il mondo, in paesi nuovi e vogliosi di rock. Ecco spiegato il perché
di un live per presentare una formazione inedita. Bernie Shaw si dimostra
cantante eccellente e il repertorio classico viene esaltato da un gruppo
che sente la responsabilità di avere un pezzo di storia dell’hard
britannico sulle proprie spalle, ma senza farsi mai schiacciare. Accanto
ai classici, alcuni brani che in studio rimarranno inediti.
Live
at Shepperton ‘74
Registrazione di un concerto trasmesso da una radio americana e che
procedeva di poche settimane l’uscita di Wonderworld. La band
è in forma e la scaletta propone un paio di pezzi ancora inediti
e che troveranno posto proprio sull’imminente album.
raging
silence
Il debutto in studio arriva con questo buon disco, dove spicca la cover
di hold your head up e pezzi come bad bad man, blood red roses e cry
freedom. Lo zoccolo duro dei fan continua a sostenere il gruppo che
generosamente suona nei paesi più sperduti del pianeta, anche
per cercare di ampliare il raggio dei propri sostenitori.
still
‘eavy, still proud
Un album dal vivo apprezzabile ma che può trarre in inganno,
perchè molti lo scambiano per una raccolta. Contiene invece canzoni
live con la formazione dell’ultimo periodo, dove spicca un’ottima
the other side of midnight.
different
world
ancora puro e convincente hard rock vecchia maniera, buone idee ed alcune
canzoni sopra la media, con una line up ormai rodata e sicura. Blood
on stone è autentica magia.
rarities
fron the bronze age
un cd assolutamente imperdibile che raccoglie tutti I singoli, b-sides
inedite comprese, del gruppo durante il periodo Bronze (70-83). Al solito
foto e notizie del booklet ingigantiscono l’interesse verso il
prodotto.
Sea of light.
Alcuni anni di silenzio vengono subito dimenticati quando irrompe Against
the odds, una canzone classica degli Uriah Heep con la chitarra che
si coagula nelle tastiere per creare una base su cui può stagliarsi
l’ugola stentorea di Bernie Shaw. Album ispirato, pieno di momenti
di emozione a cominciare dalla splendida copertina firmata Roger Dean,
il creatore dell’immaginario Yes.
The
landsdowne tapes
Altra uscita postuma molto interessante. Raccoglie canzoni del periodo
Spice (pre-UH) e pezzi rari risalenti alle sessioni dei primi tre dischi
del gruppo.
Spellbinder
Per inaugurare il contratto , la tedesca SPv chiede un disco dal vivo
dove sia presente una versione meno prevedibile del classico Gypsy.
Il gruppo accontenta la burocrazia ma, allo stesso tempo, si offre ai
propri fan con una scaletta generosa e con alcuni brani che da tempo
mancavano nel repertorio dal vivo.
A
time of revelation
Fantastico cofanetto a libro con 4 cd che, oltre a raccogliere il meglio
della produzione del gruppo, propone b-sides, versioni alternative e
una decina di inediti assoluti, ricavati da sessioni mai utilizzate.
Il booklet di 60 pagine è fantastico per foto, informazioni ,
aneddoti e discografie. Una curiosità: il nome del gruppo, sulla
costa del cofanetto è sbagliato:Uriah Heap.
Sonic
origami
Il ritorno ad un’etichetta inglese coincide con un album favoloso,
sicuramente una delle cose migliori incise dai tempi di Abominog. Hard
rock potente e melodico, nel classico stile del gruppo, con alcune canzoni
assolutamente degne dei classici del passato. Una ritrovata vitalità
che si riflette nei concerti e, fortunatamente, nelle vendite.
Travellers
in time pt.1
Potremmo considerarla come la compilation definitiva, ed è solo
la prima parte! Tutti i classici e i brani di punta del periodo 69-76
sono presenti con delle note scritte da Hensley e uno scorrimento cronologico
dei brani. Un must se questo articolo vi ha intrigato.