Recensione della
discografia essenziale
di John Sloman
 
 
 
 
 
 
 
 
Discografia di John Sloman commentata da Gianni Della Cioppa tratta da Classix! N. 1 novembre 2003
Lone Star
Firing on all six
Cbs 1977

E’ un album semplicemente stupendo, che suona barocco e progressivo come un miscuglio raro e raffinato di Yes, Gentle Giant e Barclay James Harvest. La gentilezza egli arrangiamenti lascia spazio alla voce sinuosa e nasale di John Sloman, capace di arrampicarsi su partiture complesse, sia nelle armonie che nelle ritmiche, risultando assolutamente protagonista. La dimostrazione sta nella magnifica The bells of Berlin, tra i solchi audaci di Hypnotic mover e nei passaggi elettroacustici di Season in your eyes. Ma non c’è una sola nota da scartare. Gemma Dimenticata! Con i Lone Star Sloman appare anche in BBC radio 1 live in concert uscito nel ’95.
Uriah Heep
Conquest
Bronze 1980


I re del rock duro alle prese con il pop ? Sì, e il risultato è strepitoso. Gli Uriah Heep si riciclano, senza sfidare l’esercito della NWOBHM, ma preferendo batterli sul terreno della raffinatezza e della classe. Album controverso, prima massacrato e poi rivalutato dalla critica. A livello di canzoni è superlativo, con No Return, Imagination, Carry on e Won’t have to Wait too long immense nella loro finta semplicità. John Sloman è straordinario, ma ai fan non piace la sua immagine alla Robert Plant e la sua voce è troppo dolce per duellare in tour con il riff killer di Gypsy. A questo album seguì solo il singolo Think it over ma esistono anche bootleg live dell’epoca.
Gary Moore
Rockin’every night – live in japan
Virgin 1986


Un live postumo, di cui Gary Moore non va molto fiero. Qualcuno dice per qualche suo assolo non riuscito, i suoi fan invece accusano l’incompatibilità di Moore con la voce raffinata di Sloman, responsabile solo di alcune tracce, ma sufficienti per scatenare l’ira della critica. In realtà la voce di Sloman si violenta per arginare un Gary Moore in vena di riff a tutto volume. Inoltre la cattiveria di non fargli cantare Wishing well del suo idolo Paul Rodgers è imperdonabile.
Sloman
Disappearances con be deceptive
Fm revolver 1989

Un album dalla gestazione lunghissima. Tra questi solchi c’è tutto l’ingegno e la frustrazione di un artista di grande talento, ma purtroppo incompreso. C’è spazio per la su opulenza vocale, ma anche per la sua abilità di compositore, travasata su canzoni importanti che sfiorano il prog per assumere i connotati del miglior pop.
Quel pop che forse aveva in mente Todd Rundgren (supervisore dell’album) quando aveva la lucidità per scrivere le sue cose migliori alla metà dei ‘70
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Sloman
Dark Matter
Majestic Rock 2003


Dopo quasi tre lustri di silenzio John Sloman si riprende il pop Rock, lo forgia alla sua maniera e dimostra che c’è ancora spazio per chi non segue le mode ed ha un’identità propria. Canzoni che suonano alla grande, hanno un’anima, testi ironici ma importanti e quella voglia di piacere che oggi sembra scomparsa tra i solchi di un rock sempre più prevedibile e sciatto. Il ragazzo di Cardiff oggi è un uomo e canta per chi ha la maturità di ascoltarlo.
Recensione 2 di Dark Matter tratta da Classix n. 2 estate 2003. Redatta da Giordano Argento.
Album affascinante questo del redivivo John Sloman capace di emozionare e rapire l’ascoltatore, ma difficile da rappresentare nel breve spazio di una recensione. Siamo, infatti, di fronte ad un album estremamente ricco e personale, in cui il nostro riesce a tratteggiare i propri sentimenti servendosi a suo piacimento di tutti i colori e i riferimenti che la migliore tradizione rock e blues gli mette a disposizione. Questo, si badi bene, senza mai scadere nel manierismo, né tanto meno nel plagio. Cosa dire del talento vocale di un cantante che riesce e ricordarci Lou Gramm, Robert Plant e Ronnie James Dio, che riesce a raggiungere l’intensità di un Jeff Buckley quando si tratta di esprimere l’angoscia e la malinconia, ma poi si congeda con una dolcissima e trasognante ninna nanna che ci trascina in un oceano di serenità (Dream a dream). Emblematica di tanta ricchezza di riferimenti ed atmosfere è New day nella quale un riff potentissimo si ripresenta puntualmente a chiudere parentesi funk e eteree aperture melodiche. A servizio di tanta creatività si pone una produzione che esalta l’espressività e il calore dei singoli strumenti… Insomma, tutto in questo disco ha un’anima e noi possiamo sentirla, ascoltarla, respirarla, ad ogni ascolto più profondamente.

 

 
 
Grazie a Tiziano Olivares per questi documenti