Uriah
Heep in Lussemburgo di Tiziano Olivares |
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Davvero
un viaggio divertente e proficuo quello che io e Michele abbiamo intrapreso
per recarci ad Useldange piccolo paese del Lussemburgo per assistere al
concerto degli intramontabili Uriah Heep. Poco prima di mezzodì di venerdì 24 giugno siamo già in territorio elvetico e, cartine alla mano, studiamo il percorso migliore per arrivare al luogo dell’happening prima di sera. Il viaggio è tranquillo, ma purtroppo piuttosto lungo visto che per percorrere gli oltre 700 km ci vorranno quasi dieci ore; certo a fare passare la noia Michele non mi aiuta più di tanto visto una sua certa tendenza alla pennichella, ma anche l’autoradio decide di sabotarmi rifiutandosi di accettare ogni tipo di cassetta preparata per la trasferta. E’ quindi con le gambe un po’ tremanti che svariate ore dopo facciamo ingresso in Lussemburgo paese molto tranquillo e pulito dove credo che non abbiano mai conosciuto il significato della parola “traffico”. Usaldeng (nome in lussemburghese) è davvero piccola e conta forse 2000 abitanti ed io, che mi aspetto di arrivare sul luogo di un festival all’aperto, rimango stupito nel capire che, incredibilmente, non si tratta altro che di una semplice festa del paese. Gli abitanti parlano davvero un linguaggio inestricabile ed è solamente con qualche fatica che scopriamo che il millantato camping del “festival” non è nient’altro che il prato del campo da calcio del paese. Ormai però è tardi e di certo non sarà peggio dei campeggi greci per cui montiamo alla bell’e meglio l’attrezzatura in un enorme prato verde (mai vista prima una piazzola di 200m quadri) ed entriamo alla festa dove potremo ristorarci ed assistere alla performance di bravi gruppi blues (musica che né io né Michele abbiamo mai benvolentieri frequentato). Nel giro di pochi minuti già abbiamo fatto amicizia con Ferruccio un emigrato italiano (ormai in pensione) felicissimo di vederci tanto da presentarci subito al sindaco del paese e da offrirci immediatamente da bere. Ma tanto questo non dava problemi, tanto il cibo per noi italiani era forse non troppo attraente visto che l’ampia scelta consisteva in grasso wurstel bianco o, in alternativa, in grassissimo wurstel rosso; volendo si poteva anche assaggiare il piatto nazionale lussemburghese (non sto scherzando) : patatine fritte! Anche i distributori di cibarie ci prendono in simpatia ed invitano Michele a cuocere alcuni appetitosi salsicciotti in loro vece. Insomma tempo mezz’ora e tutti conoscevano i due italiani che avevano percorso 700km per arrivare fino al loro paesello! Incredibile! La serata scorre piacevolmente nonostante la temperatura scenda notevolmente e tocchi i 10 gradi surgelandoci e costringendoci a dormire con maglione e tuta da ginnastica. Il mattino seguente nonostante un certo rincoglionimento decidiamo di fare colazione in paese, ma strano a dirsi, in giro non c’è anima viva, nessuna automobile, manco un ciclista, nessun anziano, neanche un’anima dal panettiere! Il bar è chiuso e solo alla boulangerie possiamo trovare un bel bombolone lussemburghese ed una simpatica signora che fa il cazziatone a Michele perché ha quasi toccato la merce esposta! Decidiamo così di recarci alla capitale dove i turisti abbondano ed i parcheggi scarseggiano. A stupirci sono i prezzi molto alti visto che il caffè costa quasi 2 € e la frutta più comune (pesce,albicocche) si aggira sui 13/14€. Solo dirigendoci verso la stazione troviamo dove cibarci a prezzi modici e dove potrò gustarmi una tipica prelibatezza del luogo: una bella spanna di lardo grigliato! Vero cibo ipocalorico consigliato da tutti i dietologi dei paesi bassi. Giriamo tutta la città a piedi, ma solo quando Michele crolla addormentato al bar davanti ad un bicchiere pieno di birra (non è da lui davanti ad un bicchiere PIENO) decidiamo di rientrare per riposarci. Purtroppo (o per fortuna?) non c’è tregua. Al rientro conosciamo l’unico altro campeggiatore un gentile e simpatico heepster dall’Olanda, ma quello che più attira le mie orecchie sono dei suoni. Già! Dei suoni! Cosa potrebbe essere? Forse…forse…forse il soundceck!?! Ed è così che in qualità di residenti riusciamo ad intrufolarci davanti il palco ed a vedere gli Heep che si preparano al concerto! Purtroppo l’emozione è tanta e da ottimo fotografo quale sono scatto circa 30 fotografie, ma haimè solo due non riusciranno mosse! Che fesso! Ma ad un tratto in mezzo alla poca gente presente noto un figuro losco che attrae la mia attenzione. In semplici sandali, canottiera ed una leggera camicia sottobraccio penso che ora di sera sarà surgelato; solo quando si volta rimango però basito perché in un impeto di slancio artistico ha personalizzato la canottiera scrivendoci Uriah Heep Italia! Cerco di avvicinarmi per chiedere lumi, ma lui tranquillo e sicuro di sé si infila nel backstage, ma io, decisamente troppo timido, non oso tanto. Cazzarola chi sarà mai codesto ammanicato tizio? Quando se ne esce mi tuffo cercando di capire se, in effetti, ero l’unico bigolo ad essermi fatto 10 ore di macchina per venire fino lassù. Ma ecco svelato il mistero non trattasi altro che del mitico Marcello Loi che, come me, collabora con il sito italiano degli Heep e che, abitando nel vicino Belgio, non ha perso l’occasione di presenziare al concerto. Davvero un ragazzo incredibile e simpatico e con una faccia tosta impressionante tanto che riuscirà a farci fotografare insieme a quasi tutti membri del gruppo! Un personaggio memorabile. A non essere memorabile è la mia macchina fotografica che sciopera e si rifiuta di ritrarre la mia zucca pelata e quella di Marcello insieme ai fluenti capelli di Mick Box. Intanto le prove (piuttosto difficoltose per alcuni problemi tecnici) finiscono e ne approfitto per andare alla tenda per coprirmi meglio della sera precedente con un altro paio di calze, altre due magliette, la felpa, la giacca della tuta ed il k-way (perché comincia a gocciolare). Ovviamente la temperatura quella sera non sarebbe mai scesa sotto i 20 gradi! Dopo essermi cambiato l’amico Heepster olandese mi ferma a fare due chiacchiere e, come per magia, continua a fare apparire delle birre come se fosse un prestigiatore. Anch’io dopo la terza bottiglia faccio i miei incantesimi e comincio a parlare inglese perfettamente! Se avessi saputo che era così semplice avrei bevuto anche prima delle interrogazioni ai tempi della scuola! Incredibile la cortesia di tutte le persone incontrate in questo viaggio dall’amico olandese, a Ferruccio, a Marcello, a Carine fino ad arrivare agli heep stessi davvero fin troppo disponibili ed amichevoli. A rafforzare questa tesi in serata (dopo in buon concerto dei Pink Cream 69) ci penserà l’incontro con Louis Rentrop (quello che potremmo definire il grande capo) che mi si presenta molto cordialmente complimentandosi per il sito che Io, Marcello e Luca stiamo sviluppando. Tanta grazia termina con una foto del gruppo italiano che Louis ha pubblicato sul sito ufficiale della band, e che ora potete trovare sulla home page di Uriah Heep Italia! Troppo onore, ma che goduria ragazzi! Quasi quella che ho provato quando gli Uriah Heep salgono sul palco irrompendo con la superclassica Easy livin’. Ed in effetti la tensione che era presente durante le prove aveva ragion d’essere visto che le tastiere di Lanzon e la voce di Shaw all’inizio di spettacolo sono un po’ sacrificate. Proprio un peccato visto che proprio i primi pezzi in scaletta si basano molto sul lavoro di Phil e, per tanto, la fantastica Shadows of Grief perde un po’ del suo “alone oscuro settantiano” e Cry freedom latita in dinamica. Ma è solo l’inizio e in pochi minuti tutto migliora e gli Heep si mostreranno in gran forma con un Kerslake che davvero non perde una nota, con Lanzon semplice ma efficace, con Bolder che è davvero un grande grande bassista e con un Shaw che, ogni volta che lo sento dal vivo, mi sembra davvero uno dei pochi degni eredi di Byron e di Lawton. Ma il vero mattatore della serata è il buon vecchio Box in grande forma che ci regala per tutto il tempo del concerto tutto il suo repertorio di mimica “alla Box”. Forse gasato dalla scaletta tutta imperniata sul suono pieno della sua chitarra forse perché tutto il repertorio della serata (a parte due soli pezzi) è quello mitico degli anni settanta Mick non smette un secondo di giocare con il suo strumento e con il pubblico tanto da farmi ammettere che forse non sarà un mostro di tecnica come Page o Back, ma di sicuro è davvero uno dei chitarristi più grandi come showman grazie al suo stile as-so-lu-ta-men-te inconfondibile, alla sua incredibile gestualità , tecnica del vibrato e del wha wha! Grandissimo in The other side of midnight ed in Devil’s daughter dove duetta con Phil Lanzon ed in The wizard durante la quale, da buon mago, strega tutto il pubblico. Ottima la performance di tutti in Stealin’ e nell’inaspettata Pilgrim (wowwww anche Pilgrim ??? nota di Luca), ma l’apice dell’emozione viene raggiunta con Sunrise davvero uno dei più bei pezzi rock degli anni ’70 che i nostri ancora eseguono con una maestria impareggiabile. Prima degli ultimi classici tipici del gruppo rimango sorpreso dall’esecuzione della bella Wiseman direttamente dall’era Lawton con Shaw che dimostra di essere a suo agio anche con questa parte del repertorio un po’ dimenticata. E poi ancora Look at yourself, gypsy e July morning splendida come sempre che fanno da antipasto alla tirata Bird of Prey e alla mai abbastanza glorificata Lady in Black cantata a squarciagola da tutti i presenti. Davvero un buon concerto e, nonostante la macchina fotografica che non volesse questa volta rimanere accesa per più di uno scatto alla volta, possiamo veramente ritenerci soddisfatti. Distrutti dalla fatica ce ne andiamo a dormire non prima di avere salutato tutti per la loro gentilezza e sperando di potere al più presto ripetere una esperienza simile e di potere risentire al più presto Marcello davvero un personaggio funambolico! Anche il viaggio di ritorno è lungo, ma stavolta a farci compagnia è l’idea di avere partecipato davvero ad un evento unico ricco di episodi curiosi e fortunati che ci ha permesso di vivere una magnifica avventura! Un grazie per ultimo a Luca che mi permette di partecipare a queste pagine e di spargere ovunque il verbo degli Heep! (Ed io ringrazio Tiziano sia per questa cronaca, sia per il lavoro che costantemente svolge per il NOSTRO - di tutti gli heepsters italiani - sito. Pensate che Tiziano si fa un culo così (scusate il termine) ricopiando parola per parola tutte le recensioni e gli articoli che fanno grande la sezione Documenti di questo sito. E non esagero affatto quando dico che Uriah Heep Italia non sarebbe ciò che è senza il suo operato. Quindi, caro Tiziano, non sei tu che devi ringraziare me ... semmai sono io che devo ringraziare te ... e ti ringrazio, veramente di cuore, sperando di avere al mio fianco te, Michele, Marcello e Carine - e tuttil gli altri heepsters che vorranno unirsi a noi per il The Magician's birthday Party 2004 |
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