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Qui di fianco sono riprodotte le miniature di alcune
foto (ingrandibili) che ho scattato il 9 novembre al Rolling Stone
di Milano. In questa pagina, e presto nella sezione Multimedia,
sono disponibili anche alcuni video. Mi scuso per la qualità
dell'audio (che distorce), ma stavo proprio sotto il palco ed ero
bombardato dai decibel; ho provato ad equalizzarlo, ma non credo si
possa ottenere un risultato migliore.
Il pubblico, come dimostra a grandi linee la prima immagine che, tra
l'altro non riesce a riprendere tutta la sala, era numeroso e si è
dimostrato partecipe in tutte le fasi del concerto.
Gli Uriah Heep, in splendida
forma, hanno fatto il loro ingresso sul palco intorno alle 21.00 accompagnati
da una musica (puoi vedere il video
clikkando qui) che è servita
da introduzione alla potentissima Wake The Sleeper
(puoi vedere il video
clikkando qui) che ha infiammato immediatamente
il pubblico del Rolling. Il
ritmo è tenuto alto anche dalle successive Overload
e Tears Of The World.
Si nota subito il primo "neo" della serata: la voce di Bernie
e l'organo di Phil sono
decisamente bassi in confronto alla chitarra di Mick,
al basso di Trevor e alla
batteria di Russell che,
come ha scritto Tiziano sul forum di questo sito è decisamente
un "treno".
Si procede comunque con un balzo nel passato, quando Phil
introduce l'immortale Stealin'
seguita a ruota da Sunrise.
Qui abbiamo avuto la possibilità di ascoltare meglio la voce
strepitosa di Bernie capace,
come il suo compianto predecessore, di raggiungere tonalità
bassissime per poi esplodere in tonalità alte. Ed è
anche a questo punto, secondo alcuni di noi, che gli Uriah
Heep si sono accorti della presenza di un "sesto
componente" della band: lo splendido pubblico di Milano. Insomma,
mentre prima erano, come dire, cauti, da Sunrise
in poi si sono "lasciati andare" mostrando chiaramente a
tutti noi che stavano cominciando a divertirsi. Il merito è
senz'altro del pubblico. Per una band, che ovviamente mentre suona
sta lavorando, è importante trovare un pubblico "caldo"
e che partecipa attivamente al concerto, in questo modo il suo lavoro
si trasforma in un divertimento e la musica cresce in qualità.
Heavens Rain, Book
Of Lies e Light Of A Thousand
Stars sono semplicemente fantastiche, e hanno
fatto da apri pista ad un altro ritorno al passato.
Trevor si è avvicinato
a Mick che gia si era
posizionato vicino alla batteria, mentre Phil
attacca con il riff che David Byron
scrisse per introdurre l'immortale Gypsy.
In sostanza abbiamo potuto degustarla così come compare in
Very 'Eavy ... Very 'Umble
tranne che per il finale. A seguire una potentissima rullata di Russell
introduce la successiva Look At Yourself.
Ormai sono tutti scatenati con Phil che
maltratta (nel vero senso della parola) il suo Hammond, Bernie
che corre da una parte all'altra del palco sfoderando acuti paurosi
e Trevor che sta perennemente
in assolo. Che dire di Russell e
di Mick in questo frangente
? Il primo, che ha a disposizione una doppia gran cassa, fa invidia
agli Osibisa riguardo il lavoro alle percussioni; del secondo c'è
poco da dire in quanto lascia tutti a bocca aperta quando inizia la
parte finale della canzone. Il grande Mick
ha cominciato un lavoro ritmico - inframezzato ad assoli - ad una
velocità impressionante (non avevo mai visto una cosa del genere),
seguito a ruota da Trevor
che marcava il pesante suono dei china di Russell.
Il pubblico, adesso, è in delirio anche perché, durante
le interruzioni che preannunciano la fine del pezzo, Bernie
cerca - o almeno così è sembrato a me - di spiazzare
la band dando false partenze che non intimidiscono per niente gli
altri Heep. Addirittura
Mick se lo guarda e ride
come a volergli dire:"Guarda che non ce la farai mai a fregarci".
L'ultimo acuto di Bernie
e quello buono e il pezzo termina tra un mare di applausi.
What Kind Of God, Ghost
Of The Ocean, War Child
e Shadows
non sono da meno nel tenere il ritmo elevato. E' palese il fatto che
gli Uriah Heep si stanno
divertendo, e ciò contribiusce alla resa qualitativa dei pezzi.
A questo punto Phil introduce
con l'organo quello che, a mio modesto avviso, è il pezzo più
bello dell'album Angels Walk With You.
Purtroppo non sono stato abbastanza svelto, e potete vedere il Video
(clikkando qui)
quando il pezzo è gia cominciato da qualche secondo. Di questo
pezzo c'è da dire che è possibile ascoltare linee di
basso che non sono presenti nella versione in studio. Grandioso il
lavoro di Trevor che,
a parte durante il ritornello, sta - come gia detto - perennemente
in assolo con glissate e fraseggi. Stupendo anche l'assolo d'organo
di Phil ripetuto anche
nel finale del brano; peccato che il volume del suo hammond sia decisamente
basso.
Il concerto continua con July Morning
cantata, oltre che da Bernie,
da tutto - o quasi - il pubblico presente. Durante l'assolo finale
Mick esibisce - più
che in altri brani - la gestualità che lo contraddistingue
"prendendo" e "distribuendo" "musica"
a tutto il pubblico.
Segue l'ultima canzone del concerto: il classico Easy
Livin'. Eseguito da Russell
con la doppia cassa, il pezzo guadagna senz'altro in potenza ma si
sente, a mio avviso sopratutto qui, la mancanza del grande Lee
Kerslake alle voci. Il suo ruolo, adesso, lo
ricopre Trevor e lo fa
molto bene; per quanto mi riguarda Trevor Bolder
è stato un'autentica rivelazione. Non l'avevo mai visto (ne
sentito) fare le cose che ho visto e sentito a Milano.
A questo punto gli Uriah Heep salutano
il pubblico e si ritirano
dietro il palco. Tutto il pubblico grida forte e Mick
Box non si fa attendere. Dopo aver "indossato"
la sua chitarra acustica sfodera il suo largo sorriso e comincia a
suonare Lady In Black
che chiude definitivamente la serata. Il pubblico canta insieme a
Bernie e qui ho la riprova
di quanto detto su Trevor
qualche riga più sopra. Il bassista degli Uriah
Heep comincia ad assoleggiare anche su Lady
In Black; da non credere !!!
A questo punto, grazie ai Black Flowers
di Roma (Clikka
qui per visitare il loro sito) che hanno avuto l'accortezza che
non ho avuto io di contattare Louis Rentrop
(che ringrazio insieme a loro), ho avuto la possibilità di
incontrare gli Uriah Heep
nel backstage. Ero talmente emozionato che alla domanda di Trevor
se mi piacessero le nuove canzoni ho avuto la forza di rispondere
solo un misero yes
.
Mi son fatto firmare gli autografi anche per gli amici Woodstock
di Ancona (e questo fatto ci condurrà al secondo e ultimo "neo"
della serata), e son riuscito ad ottenere la tanto agognata foto insieme
agli Heep. Per la cronaca
- come si può anche vedere nella foto - solo Russell
oltre me guarda la mia macchina fotografica,
gli altri Heep si concentrano
sulla macchina di non ricordo quale amico .
Per me la serata si è conclusa in pizzeria con la graditissima
compagnia di Sonia (ritratta
insieme a me nella foto in alto a sinistra) e Dario
Zalunardo (visita il suo sito clikkando
qui), di Lamberto,
Gianfranco (Woodstock
di Ancona) e dei loro figli,
dei Black Flowers di Roma
(dei quali non ho "inquadrato" bene i loro nomi a causa
della lunghezza dei capelli )
che ringrazio per l'impagabile regalo che mi hanno fatto chiedendo
a Louis il pass anche
per me. Inoltre il carissimo Enrico
che ringrazio per l'amicizia, il simpaticissimo Claudio
degli UHT di Trento (clikka
qui per visitare il loro sito),
Roby - leader del mio
gruppo - Alberto, Giulia
e la mia splendida cuginetta Patrizia
(ritratta insieme a me nella foto in alto a destra) che ha sopportato
per due giorni e due notti due casinisti come me e Roby
(cmq Patrizia metà
della prima bottiglia di Chianti te la sei scolata tu, non ci son
santi !!! ).
Vorrei inoltre ringraziare per l'amicizia l'amico heepster Alberto
e il mio insostituibile amico e collaboratore Tiziano
che ho avuto il piacere, finalmente, di conoscere di persona. Così
come ho avuto il piacere di conoscere personalmente il grandissimo
Simone (clikka
qui per visitare il suo sito dove, tra l'altro, è presente
una recensione corredata da foto del concerto). Vorrei
inoltre ringraziare la signora - come un idiota non le ho chiesto
neanche il nome - che mi ha permesso di fotografare la scaletta del
concerto che aveva attaccata al petto. Spero di non aver dimenticato
nessuno.
Veniamo, finalmente, al secondo "neo" della serata. A fine
concerto, dopo 10 minuti, gli addetti alla sicurezza del Rolling Stones
hanno letteralmente sbattuto fuori il pubblico rimasto per incontrare
(come sempre accade nei concerti degli Uriah
Heep) la band. Sto parlando di una 30ina di persone completamente
sobrie che volevano solo autografi e scattarsi qualche foto con la
band. L'esperienza ci insegna che gli Uriah
Heep, dopo mezz'ora o tre quarti d'ora dalla
fine del concerto, incontrano e si rendono disponibili al pubblico
rimasto;
questa consuetudine - grazie al servizio di sicurezza del Rolling
Stone - non è stata rispettata. Per di più, questi signori
della sicurezza, all'uscita del gruppo dal locale verso i taxi, ha
formato un "cordone protettivo" (protettivo da cosa ????)
nei confronti delle 20 persone rimaste fuori dal Rolling. Al sottoscritto
(che è stato fortunato per averli incontrati nel backstage)
e ad altre due ragazze è stato impedito di stare dall'altra
parte del "cordone di sicurezza". Non vorrei fare polemiche
ma la Costituzione Italiana permette la libera circolazione dei cittadini
nei territori della Repubblica che non sono sottoposti, per legge,
a qualche restrizione. Il marciapiede di fronte al Rolling Stone è,
per caso, uno di questi luoghi ? Mi dispiace doverlo dire, ma il servizio
di sicurezza del Rolling Stone ha rovinato il consueto avvicinamento
(sempre voluto, tra l'altro, dagli Uriah Heep)
tra il pubblico e la band.
Di questa splendida serata ci saranno nei prossimi giorni altre foto
e ricordi.
Luca Pittalis
P.S.
Ringrazio Sonia Zalunardo,
Lamberto Rossi, Gianfranco
Napolitano, Alberto
Pasi e Roby Dee
per le immagini che hanno messo a disposizione di Uriah
Heep Italia. |
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