Uriah Heep in Berna
di Francesca Paratore
 
 
 
MY “CONQUEST” IN BERN

Ladies and gentlemen,
la fortuna trionfa ancora nella mia vita musicale! Infatti, reduce di un concerto dei Deep Purple tenutosi a Roma nel 2003 (vedi racconto/recensione), ho partecipato a quello dei nostri cari Uriah Heep il 29 aprile 2005. Ma se la mia fortuna trionfa, è anche vero che la mia follia aumenta: provate a dire a qualcuno che avete percorso 2000 km per andare a vedere “un” gruppo rock dal vivo… la reazione immediata del vostro interlocutore sarà alquanto di sgomento! Beh, questo è proprio quello che è successo a me… Ma procediamo con ordine.
Io ed i miei tre “accompagnatori” (mio padre – “vecchio” fan degli Uriah Heep, nonché portatore sano del gene “heepiano” di cui sono rimasta affetta in modo “insanabile” – e due amici del luogo, che con esemplare disponibilità ci hanno “assistito” in terra straniera pur non essendo degli heepsters) siamo giunti a Berna verso le h 16:30 e, appena parcheggiata l’auto in un’immensa distesa di verde, è cominciato il dilemma: portare la telecamera con noi o no??? È risaputo, infatti, che in questo tipo di spettacoli è vietato filmare e che gli Svizzeri sono dei precisi super - controllori, quindi sarebbero capaci di esaminarvi a mo’ di perquisizione… neanche se fossimo dei terroristi!!! Allora, dopo discussioni varie, si è deciso di lasciare la telecamera in auto (convinti che ce l’avrebbero sequestrata) e di rischiare portandoci la macchina fotografica (sotto mia insistenza).
Appena entrati nel Bea Night (luogo in cui si sarebbe consumata la serata), ci siamo informati sulle vie d’accesso al locale e, nonostante l’entrata ufficiale sarebbe stata alle h 18:00, ci siamo fatti strada da soli per conoscere un po’ l’ambiente prima che si affollasse di gente. Fu così che ad un tratto ci siamo ritrovati nella fatidica sala: io ho guardato verso il palco e, con una nota d’incredulità a causa dell’emozione, mi sono resa conto che lì sopra c’erano gli Uriah Heep che provavano!!!
Allora, pur essendo contenta, ho cominciato a disperarmi perché, se non avessimo lasciato la telecamera in auto, li avremmo potuti filmare! Ho esortato mio padre affinché andasse a prenderla, ma invano, perché si temeva qualche provvedimento da parte dei “controllori” svizzeri (per esempio che, vedendo qualcuno con la telecamera, l’avrebbero buttato fuori). Così abbiamo scattato delle foto in extremis da lontano. Dopo 15-20 minuti hanno “ordinato” a tutti di uscire fuori e noi abbiamo necessariamente “ubbidito”.
Allora, gironzolando di qua e di là, siamo andati a vedere dove fosse il cancello per fare la fila, che non era “popolato” perché ancora era presto. Facevamo considerazioni del genere quando ad un tratto ho scorto in lontananza Trevor Bolder…Presa ancora una volta da una sorta d’incredulità, dicevo continuamente:«Sono loro?! Sono loro?!». Sì; erano proprio loro.
Dopo quest’impatto sorprendente, ho notato che i Nostri Musicisti sono entrati in un bar/ristorante; così ci siamo avvicinati (si passava da un piccolo cancello secondario) ed una volta giunti in quel punto…UDITE, UDITE: ho visto gli Uriah Heep seduti a tre tavoli con i loro assistenti tecnici!!! Distavo da loro solo un metro!!! O Dio! Chissà che impennata avrà preso la mia pressione sanguigna! Ho cominciato a mettermi in agitazione e quasi ad immobilizzarmi… I miei tre accompagnatori, che in quel momento erano sicuramente più razionali di me, mi sollecitavano ad entrare nel bar ed andare da loro. Dopo questo mio attacco di “isteria e di paralisi”, siamo entrati: al primo tavolo in fondo c’era Lee Kerslake. Mio padre, vista la mia “impacciataggine”, l’ha toccato sul braccio per attirarne l’attenzione; io gli ho stretto la mano, chiesto l’autografo e, datagli carta e penna, lui ha scritto “Uriah Heep” e poi il suo nome. Subito dopo gli ho chiesto una foto e m’ha risposto:«After mangiare…». Allora ci siamo spostati ai tavoli successivi per gli autografi (nel secondo c’era Trevor Bolder, nel terzo Phil Lanzon, nel quarto Bernie Shaw e Mick Box; ho notato che, quando mi sono avvicinata, Bolder, Lanzon e Shaw erano piuttosto freddi; anzi mi è sembrato che Lanzon ci guardasse con gli occhi storti…). Dunque il cameriere ha servito loro vari piatti (ho visto un’insalata e spaghetti) ed io me li sono goduti per tutto il tempo della cena, perché mi sono seduta ad un altro tavolo, che distava da loro 3 metri circa. Più precisamente Box era quello che vedevo meglio, perché mi veniva proprio di fronte; sono sicura che lui si è accorto della mia maglietta fuori commercio, in quanto ricamata a mano (che io stessa avevo cucito per l’occasione). Quando hanno finito di mangiare (ovvero dopo una mezz’oretta), Lanzon è uscito per primo (sono rimasta impressionata dal suo fisico: è altissimo e magro), seguito da Bolder e Shaw, che si sono tutti dileguati immediatamente. Poco dopo sono usciti anche Box e Kerslake, allora noi ci siamo alzati ed abbiamo fermato Lee per fare la foto promessa. Lui non ha fatto alcuna resistenza, anzi ha chiamato Mick e si sono messi in posa. Box m’ha detto di mettermi in mezzo a loro; allora io me li sono abbracciati, mentre tutti e tre sorridevamo amichevolmente. Poi hanno raggiunto gli altri e sono saliti su un furgoncino; inoltre quando sono partiti, Box ci ha fatto un segno di saluto dal finestrino!… Benissimo! Ero già più che soddisfatta!
Allora siamo usciti da quel luogo (il cui cancello era stato nel frattempo chiuso al pubblico) e ci siamo uniti alla massa che faceva la fila. Dopo 15 minuti circa, siamo entrati nel locale senza che i “controllori” ci “perquisissero”… stranamente! Così ci siamo posizionati nella zona più vicina al palco e precisamente sul lato sinistro.
Alle h 20:30 i nostri divi sono apparsi sulla scena: è stata un’emozione indescrivibile (io, poi, avevo di fronte “in linea retta” Box!)…I brani che hanno eseguito sono i seguenti (non li scrivo nell’ordine della scaletta):
1. July Morning
2. So tired
3. Free Me
4. Cry Freedom
5. Words In The Distance
6. Sunrise
7. Gypsy
8. Look At Yourself
9. Lady In Black
ed altri due che non conoscevo.
Passo ora ad analizzare brevemente ogni membro del gruppo secondo le impressioni che ho avuto:
- Lee era il solito simpaticone con i suoi polsini; in certi pezzi, quando facevano degli stacchi, alzava un braccio in aria: un bel segno, indice di concentrazione e d’unità con la band;
- Phil (con una camicetta che aveva disegnata sul petto un’enorme margherita rossa) è stato un po’ deludente, perché aveva due tastiere Roland, che riproducevano il suono del piano e dell’organo, coperte verticalmente con un lenzuolo nero. Secondo me l’ha fatto mettere apposta per illuderci che avesse l’Hammond! D’altro canto non ha fatto sfoggio della sua bravura; eppure per certi aspetti lo stimo più di Ken Hensley… Un altro particolare che ricordo perfettamente è che mi guardava mentre sia io sia lui cantavamo “July Morning”;
- Trevor niente di speciale; era anche lui il solito; ricordo che nella lunga parte finale di “July Morning” s’è messo al centro e suonava sollevando il basso sulla sua testa, proprio come ha fatto per esempio al “Magic Night 2003”;
- Bernie era ben vestito: il suo celebre gilet tipo squamato, un paio di jeans decorati e strappaticci e – cosa che mi ha colpito – il suo porta-microfono nero come intarsiato con disegni bianchi… veramente raffinato! Per quanto riguarda la sua performance, ha confermato le sue qualità vocali e la volontà di voler coinvolgere gli spettatori;
- Mick mi ha proprio conquistato. Come ripeto, era perfettamente di fronte a me e quindi era quello che potevo osservare meglio. Lui indossava la consueta camicia nera con dei disegni rossi a strisce sulle maniche e portava una collana d’oro con il crocifisso. Si comportava come un confidente amico d’infanzia… rideva sempre, tranne quando era concentrato a fare qualche assolo… faceva quei gesti (suoi tipici) con le mani e le braccia, che oserei definire magici… mandava baci “eterei” e sorrideva… una volta ha anche dato un bacio alla chitarra… ogni tanto alzava il braccio destro all’aria e suonava solo con la mano sinistra (pure questo è un topos di Box)… abbastanza spesso mi guardava (non sono allucinazioni), tant’è che ad un tratto ha preso un plettro (il primo della serata), m’ha guardato e me l’ha tirato!!! Sì, proprio a me, e ne sono sicura; infatti il plettro mi è arrivato ai piedi e poi lui è rimasto (almeno minimamente) colpito dalla mia maglietta, a parte il fatto che poco prima ci eravamo fatti le foto insieme!
Inoltre anche lui (oltre a Lanzon e, forse, a Shaw) ha notato che sapevo a memoria tutte le canzoni. Infatti durante il concerto mi sono impegnata a viverlo pienamente e ad acclamarli; per questo ho cantato tutti i brani e battuto le mani fino a farle diventare calde come non mai. Momenti particolarmente belli ci sono stati anche quando hanno eseguito “Free Me” con la partecipazione nostra (del pubblico) nel ritornello; e lo stesso per “Lady In Black”, che hanno suonato alla fine, dopo aver finto di essersene andati via. In seguito Lee ha lanciato una bacchetta striata di colore bianco e nero (subito ho pensato:«È gentilissimo, ma anche un po’ tirchio… perché lanciare solo una bacchetta???»), invece Bolder ha tirato al centro la sua tovaglia e Box ha continuato a “seminare” plettri. Inoltre Mick è stato l’ultimo ad uscire dal palco; prima di andare via definitivamente ha parlato al microfono. Di ciò che ha detto ricordo solo questo:«God bless ya!» e poi si è battuto la mano sul cuore, cosa che ha fatto ripetutamente durante il concerto.
Dopo quest’ora esatta di buona musica heepiana, si sono esibiti i Manfred Mann’s Earthband ed i Procol Harum, che in questa sede non ci interessano. Dico solo che i primi mi sono sembrati un po’ scarsi, mentre i secondi bravi e – cosa notevole – avevano un Hammond B3 originale (con leslie ovviamente), che da solo riempiva magistralmente il locale… Caro Phil, non avresti dovuto farmi/farci quest’affronto presentandoti con due “misere” tastiere!!!
Quando tutto è finito verso mezzanotte e mi sono ritrovata sull’auto per tornare a Basilea, dove alloggiavo, guardavo compiaciuta il cielo notturno e poi, avendo sempre viva nella mente l’immagine di Mick che sorrideva, indicava il suo cuore e, addirittura, mi guardava, e ricordandomi di una celebre frase del filosofo Immanuel Kant, ho pensato:«Il cielo stellato sopra di me, gli Uriah Heep dentro di me».
Conclusione: come a Roma nel 2003 per i Deep Purple, anche stavolta ho avuto una fortuna sfacciata; se tutto è andato ottimamente qui in Svizzera, che è il Paese del controllo e della precisione per eccellenza, allora ovunque andrò in futuro per assistere a concerti, partirò fornita di tutti i mezzi tecnologici possibili e…abbasso il pessimismo! Gli Uriah Heep sono dei miti molto vicini alla gente, quindi davanti alla loro grandezza di musicisti ed umiltà di uomini si è dovuta piegare per certi aspetti anche la ferrea supervisione degli Svizzeri!
Un’ultima cosa per voi colleghi heepsters irrilevante, ma per me importante è ringraziare Enzo Marcozzi, senza l’appoggio del quale non avrei potuto vivere questi momenti d’immensa gioia:«Grazie, Enzo, anche se ogni parola che io posso dirti non sarà mai sufficiente per ricambiare qualcosa che non ha prezzo: incontrare i miei divi e provare, quindi, emozioni uniche».

P.S. Io non sono superstiziosa, ma è come se abbia avuto un segno premonitore di questa fortuna; essendomi spostata all’estero per il concerto, sul mio cellulare sono cambiate certe indicazioni della linea telefonica, e sapete cosa mi è appaso sul display??? La scritta “Sunrise” J, che se per gli Svizzeri è una semplice compagnia telefonica, per me è un inno immortale.