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Ho scoperto
solo da alcuni giorni Baby Faced Killer.
Con un ritardo di quasi 27 anni...
Però incolpevole visto che dal quel “tragico” luglio
1976 di David Byron, almeno qui in Italia,
si erano perse le tracce. Quando mi è arrivato il disco, l’ho
infilato accuratamente nel CD e le prime note, devo riconoscerlo, mi
hanno lasciato, come dire, senza parole. O meglio: sta a vedere che
questo LP è come Take no prisoner,
ovvero un disco molto modesto. Invece, a forza di ascoltarlo devo dare
atto a David di aver fatto un buon lavoro.
Vedo questo disco come un omaggio alla musica pop con divagazioni verso
altri generi (rock n’ roll anni 50), melodie sdolcinate, suoni
(e cori) alla Queen e a volte un sound che si avvicina alla disco music
(African Breeze) che però
mi ricorda alcune canzoni della Manfred Mann’s Earth Band (da
Somewhere in Africa). E’ un disco molto piacevole, soft, suonato
bene e con una certa dose di allegria. Mi dà l’immagine
di un David molto soddisfatto e felice
di questo lavoro, melodico e abbastanza raffinato, finalmente ben arrangiato
e con una scaletta omogenea. Ha il pregio, a mio avviso, di essere un
lavoro ancora attuale (sarà un caso, ma piace molto anche a mia
figlia Margherita, 11 anni, che in questo periodo sta ascoltando di
tutto) e fresco, vivo. Curiosamente è un disco lontano dal rock
dei Rough Diamond e da On
The Rocks, l’ultimo lavoro (e purtroppo unico) della Byron
Band. Come se David avesse proceduto
su due strade ben distinte a livello musicale, più rock nelle
registrazioni con la band, più melodico e attento alle mode del
momento quando lavora da solista. Problemi di distribuzione e di promozione
hanno tarpato le ali a Baby Faced Killer
che meriterebbe in effetti di essere rivalutato adeguatamente nell’ambito
del pop anni 70. In questo mio giudizio posso anche essere influenzato
dalla mia passione per il vocalist inglese, però a giustificazione
delle sue qualità ci sono alcuni passagi vocali davvero notevoli
e indiscutibili che non fanno altro che confermare il suo alto livello
di cantante. La musica potrà lasciare insoddisfatto qualcuno
(non ci sono certo avventure o sperimentazioni musicali), però
scorre via in modo armonioso ed elegante e merita di essere ascoltata,
anche a lungo. Contemporaneamente ho ascoltato anche la versione rimasterizzata
su CD di On The Rocks con alcuni bonus
track. E’ sempre un ottimo album, anche se non tutte le canzoni
sono di alto livello. Adoro Rebecca
(in stile UFO, tipo l’album No eavy petting), Start
Believing (questo è vero hard rock con una voce da
brivido) e How do you sleep, altro
pezzo che starebbe bene in un album degli Uriah Heep. Questo, secondo
me, è l’album che avrebbe dovuto fare subito nel ’77,
giusto per far vedere che David Byron era (è) uno dei miglior
dell’hard rock. Tra le bonus ve ne sono alcune firmate assieme
a Boone, evidentemente pezzi composti ai
tempi di Baby Faced Killer.
Routine è molto fresca
e lo stile si riallaccia proprio a quell’album. Piacevole, un’altra
chicca di David.
Un’ultima nota, sperando di non annoiare. Oggi sapete cosa ne
penso di Baby Faced Killer. Però...
sono un fans degli Uriah Heep sin dal 1974...
se lo avessi ascoltato in quegli anni mi sarei incazzato come una biscia.
Ma come, David Byron, “la voce”
degli UH fa un disco così? Non ci avrei creduto. L’errore
più grosso che David ha fatto è
stato proprio questo. Tagliare nettamente con gli Uriah
Heep e provare a fare musica diversa. Oggi lo amo anche per questo,
ma ai tempi non avrei potuto sopportare un simile tradimento...
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