Recensione
di The Last Dance a cura di Jacopo Meille |
|||
|
Recensione
tratta da Classix! Novembre 2004 autore Jacopo
Meille.
Ho avuto solo ora il picere di ascoltare il nuovo disco solista di Ken Hensley, leader storico degli Uriah Heep e da un po’ di tempo ritornato alla ribalta dopo un periodo durante il quale ne avevamo perse le tracce. The last dance registrato in spagna con musicisti locali, ce lo restituisce all’apice della sua vena compositiva, come è successo a molti altri protagonisti della storia del rock, anche il buon Ken ha finalmente compreso che non deve dimostrare niente a nessuno: il solo fatto che lui e la sua musica siano ancora vivi ed abbiano superato mille traversie è già di per se un grande risultato e adesso non deve fare altro che rimanere se stesso e scrivere quelle canzoni che tutti i fans si aspettano da lui. L’opener Crying è puro Heep style e Ken in alcuni momenti pere ricordare nel modo di cantare il grandissimo David Byron. Letting go è un midi tempo come non se ne sentiva da tempo con un ritornello che viene direttamente dalle session di sweet freedom del 1973. la leggera i know who you are colpisce per la durezza del testo che si accompagna ad una melodia molto solare, mentre con the voice of love che si torna a rockeggiare, prendendo in prestito il verbo caro a Homer Simpson. L’ultima parte del cd ci regala i veri capolavori: l’acustica who knows e la suite the last dance che vorrei ascoltare nella versione suonata da Box, Kerslake e Bolder, gli Uriah Heep per intenderci…chissà che i sogni non si avverino davvero. |
||
| |
|||
Ringrazio
Tiziano Olivares
per questo articolo |
|||