Recensioni
dell'album Raging Silence |
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Recensione
di Raging Silence tratta da HM n. 72 data non precisata. Autore Mario
Giugni.
Contrariamente
ad un’opinione dura a morire, gli Uriah Heep, negli anni ’80,
non sono stati affatto una pallida copia di quelli dei Seventies. Dischi
come “abominog” e “head first” , anzi, hanno
riportato Box e compagni a raggiungere nuovamente altissime vette e
a scrivere dei capolavori in un ambito, quello dell’Aor più
hard, forse diverso da quello dello scorso decennio ma sempre notevole. Recensione tratta da Flash n. 12 gennaio 1990. Numero della rivista dedicato ai migliori 100 album del 1989. Autore il grande Tiziano Bergonzi. Raging Silence Composizione:
buono Media voto della redazione: 7,3 (album del mese) Il
live in Moskow ci aveva detto che gli Uriah Heep non erano morti, ed
a quattro anni di distanza dall’ultima prova discografica in studio,
Equator ha finalmente un successore, si chiama raging silence. I vertici
del periodo d’oro sembrano irraggiungibili per gli Heep attuali,
nonostante ciò il materiale musicale offerto è sempre
di prim’ordine a conferma che la classe come si suol dire non
è acqua. Raging silence è un album che sprigiona rabbia,
sofferenza, furore e in certi passaggi diventa estremamente appassionante.
La voce di Bernie Shaw incarna perfettamente questo agglomerato di sensazioni,
e lo incanala in un sound vibrante, certamente efficace. Per gli Uriah
Heep, al contrario di tanti altri cadaveri eccellenti che si aggirano
come zombie nel mercato discografico attuale, non è ancora giunto
il momento di attaccare le chitarre al chiodo.
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Grazie
a Tiziano Olivares per questo documento |
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