Recensione dell'album
Still 'eavy ... Still pround
 
 
 
 
Recensione di Still ‘eavy still proud tratta da metal shock n. 73/74 luglio 1990

(Ricordo che l’edizione in vinile rispetto alla ristampa attuale dell’album conteneva canzoni diverse dalle attuali).

Autore della recensione il grandissimo Beppe Riva vera e propria icona del giornalismo musicale italiano. Egli fu infatti il primo a scrivere articoli e recensioni hard rock sulle riviste del nostro paese. Fu anche fondatore di Metal Shock seminale rivista italiana della quale fu capo redattore per i primi anni. Ricordiamo di lui la suo stile efficace e sobrio, il suo grande amore per la musica e l’enorme passione per gli Angel di Giuffria.

Voto della recensione 4/5

Ci vorrebbe ben altro che un album singolo per celebrare “Due Decenni di Uriah Heep” (sottotitolo dell’ LP), ma è certo che pochi possono permettersi un motto come “still ‘eavy, still proud” al pari del gruppo di Mick Box, dopo una carriere ancora in grado di fornire risposte nettamente qualitative. Gli Uh erano e rimangono una band fantastica, che fa ancor più rimpiangere la decadenza del rock nel Regno Unito, soffocato dalle facce da schiaffi di Bros e affini…Ho visto recentemente il loro ultimo video “Live” ed il trasporto emotivo del quintetto nel rivivere alcuni indimenticabili classici mi ha persino commosso, convincendomi che quella degli Heep non è solo routine da competenti professionisti, ma autentico amore per le proprie radici, che hanno fatto la storia dell’ hard rock.
Questa antologia mi è parsa a prima vista l’ennesimo tentativo di sfruttamento di un gruppo che vanta ancora “fedelissimi” in ogni parte del pianeta, ma fortunatamente le conclusioni tratte non sono così riduttive. I primi tre brani sono infatti inedite registrazioni “live” (tratte da uno show televisivo) e masterpieces assoluti come “gypsy”, “the park” e “july morning” , rivisitate dalla line-up degli ultimi due lp ufficiali , quella con Lanzon e Shaw. E gli Heep, con la loro classe, non sono certo musicisti da ripetere all’infinito le versioni più prevedibili. “Gypsy” è letteralmente dominata dalle tastiere di Lanzon, che si esibisce anche in un maestoso assolo, capace di far rivivere le sensazioni “progressive” dei primi anni ’70, con la loro solenne opulenza!
“The park” è un autentico regalo:è uno dei classici più “dimenticati” (e poco riproposti) degli Heep, incluso il leggendario “Salisbury” del 1971. Si tratta di una misteriosa ballata acustica ricca di reminiscenze gotiche, e proprio i “nuovi” le conferiscono ulteriore magia, B.Shaw pilotando i cori con un grande feeling, Lanzon con un lirico arrangiamento. “july morning” con la sua lunga immortale progressione conferma a sua volta di poter rinnovare ad ogni ascolto la carica suggestiva.
Più opinabile la selezione dei brani in edizione originale, ma interessante è la scelte di “Easy road”, unico tributo al mito della scomparsa voce di Dave Byron, e della versione rimirata del più recente gioiello “blood red roses”. I tre live per la Central Television valgono per me l’acquisto del disco, che è per il resto un utile “compendio” per il pubblico più giovane.

Permettetemi un piccolo commento. “I BROS! E chi se li ricordava più!?!”.

 
     
 
Grazie a Tiziano Olivares per questo documento