Questa è l’ottima storia degli Uriah
heep scritta da Gianni Della Cioppa e dal Fuzz Fuzz per il numero di
Psycho! 39 – luglio del 2000.
E’ un articolo scritto con molto affetto e molto accurato.
Di Della Cioppa ho già riferito; mentre
il Fuzz Fuzz (Francesco Pascoletti) è, se non erro, il caporedattore
della rivista. Geniale capellone si segnala per la sua grande spontaneità
e simpatia.
Suoi infatti i divertenti articoli di Kakka Metal apparsi su Metal Shock
che prendevano in giro il “metallaro” medio.
Da segnalare il suo amore per Ivan Graziani e per il Caffè Nicola.
Psycho! Vi presenta la biografia definitiva della band definitiva dell’hard
rock britannico!
Uriah Heep
La leggenda dimenticata
Parte1
Sempre ‘eavy…sempre umili
Può sembrare assurdo, ma scrivere una storia degli Uriah Heep
è quasi necessario presentare delle scuse, come a dover giustificare
la presenza di questa grande band inglese sulle pagine di Psycho! In
molti si chiederanno: ma perché non prima i Deep Purple, i Kiss
o i Led Zeppelin? Ormai dovreste aver imparato a conoscerci: qui a Psicho!
Non amiamo le cose facili e prevedibili! Certo, in futuro potrebbe esserci
spazio anche per i grandi di prima serie, adesso il nostro intento è
quello di (ri)portare alla ribalta quei nomi che, nonostante altissimi
meriti, in troppi si ostinano ad ignorare. Gli Uriah Heep sono il classico
esempio di gruppo fondamentale e purtroppo trascurato. Trenta anni di
storia, altrettanti milioni di copie di dischi venduti, quasi tremila
concerti in giro per il mondo, compresi paesi solitamente non battuti
dalle grandi rotte del rock (furono la prima band metal a sfondare in
Russia, altro che Scorpions!) e la volontà di far crollare più
di una barriera stilistica bastano come biglietto da visita? “Ci
sono stati momenti difficili verso la fine degli anni ’80, così
abbiamo pensato di andare a suonare dove ancora amavano l’hard
rock tradizionale, soprattutto deve eravamo sicuri che avremmo trovato
un pubblico ancora affamato di vero rock. Siamo stati in Russia e in
Indonesia e lì abbiamo capito che non eravamo finiti, ci serviva
solo un pubblico meno trendista”. Così ci ha raccontato
mick Box, chitarrista da anni leader dell’insieme britannico,
che ha commentato con noi la storia della sua band, storia che inizia
nel 1965, quando un gruppo dell’Essex di nome Spice nasce dalle
ceneri dei The Stalkers, un combo rhythm’n’blues di scarsa
rilevanza. Dalla band fanno parte Box e, in un secondo tempo, il cantante
David Byron, fattosi conoscere in precedenza incidendo dischi di cover
per i Juke box (in quei tempi pionieristici, chi costruiva tali macchine
non poteva permettersi di pagare i diritti agli artisti affermati e
facevano incidere le loro canzoni a cantanti sconosciuti). Nel febbraio
del ’69 gli Spice suonano al mitico Marquee di Londra (in cartellone
quel mese Yes, Ten years After, Free, Taste e Colosseum!) con un repertorio
“…per il 60% fatto di successi internazionali e per il 40%
di nostri brani originali” dirà anni dopo Box. In luglio
gli Spice si chiudono ai Lansdowne Studios per registrare il materiale
dell’album di debutto. Durante le registrazioni nasce l’esigenza
di trovare un nuovo tastierista, così il bassista Paul Newton
suggerisce il nome di Ken Hensley, che, nonostante la giovane età,
ha già una vasta esperienza, avendo suonato e registrato dischi
con Head Machine, Toe Fat e The Gods, oltre a numerose session. L’avvento
di Hensley porta una certa maturità compositiva agli Spice, al
punto di rielaborare l’intero repertorio, mentre la formazione
si assesta con il batterista Nigel Olson in luogo di Alex Napier (che
comunque figurerà nei rediti di alcuni pezzi). Nel dicembre del
1969, Hensley propone di cambiare il nome in Uriah Heep, un personaggio
meschino del romanzo “David Copperfield” di Charles Dickens
(nota del webmaster: qui
devo fare un appunto a Della Cioppa in quanto la proposta fu fatta agli
Spice da Gerry Bron. Si veda a tal proposito A
time of revelation pag. 7 & Jeff
Perkins, Born to perform, Africanbreeze, Essex 2003, pag.
59).
Viene allora pubblicato l’esordio Very ‘eavy very ‘umble,
con la storica copertina raffigurante il volto di Byron coperto di ragnatele.
Lo stile del gruppo è caratterizzato da un suono epico e fortemente
invocativo con vaghi richiami al dark rock, ovvero quanto basta per
attirare il pubblico e mettersi critica contro. Da qui la famosa frase
di un giornalista inglese: “ se questa band avrà successo,
sono pronto a suicidarmi!” (nota del webmaster:
La giornalista era Melissa Mills, si trattava dunque di una donna)
. Quando, sette mesi dopo esce Salisbury, gli Uriah Heep sono
molto di più che una promessa; il pubblico li identifica già
come massimi esponenti del nascente hard rock britannico e, nonostante
Olsson raggiunga la band di Elton John per garantirsi una maggiore solidità
economica, il nuovo arrivato Keith Barker si dimostra ancora più
versatile e sicuro.
Dice Hensley: “Con Salisbury abbiamo cercato di tracciare nuove
linee all’interno del nostro sound; è un disco con influenze
progressive, ma d’altronde tre di noi venivano da quelle radici
e quindi è stato normale trovarsi a suonare cose più complesse”.
Ma il successo, quello vero, arriva con Look at Yourself, un album fortemente
improntato all’hard rock ad effetto, smentendo forse le parole
del tastierista. Ma, come ricorda Box: “Avevamo così tante
idee che, pur suonando vicino alla sala prove di Deep Purple e Black
Sabbath, nessuno sapeva cosa stessero suonando gli altri. Eravamo troppo
concentrati sulle nostre canzoni per interessarci agli altri gruppi”.
In questo modo Look diventa un crocevia fondamentale per gli Uriah Heep;
il disco entra per la prima volta in classifica in Inghilterra e viene
promosso anche con un tour americano; stavolta alla batteia troviamo
l’ex-Cressida Ian Clarke e per la prima volta la band si trova
a fare un bagno di folla: “In America suonammo davanti a 20.000
persone con Steppenwolf e Three Dogs Noght, una band questa, che all’epoca
ci influenzò moltissimo”. L’uscita di Demons And
Wizard, apre il periodo d’oro del gruppo; dirà infatti
il manager/produttore Gerry Bron:”Quando ho ascoltato Easy livin’
ho capito che gli Uriah Heep sarebbero finalmente diventati una band
di successo mondiale”. Intuizione perfetta, anche se l’unica
nazione dove il terremotante singolo, ancora oggi oggetto di cover e
adulazioni varie, non entrerà in classifica è proprio
l’Inghilterra. Nel frattempo il gruppo si rimodella con la nuova
sezione ritmica affidata a Lee Kerslake (batteria) e Gary Thain (basso),
un musicista neozelandese dall’impressionante tecnica jazzistica,
che prese il posto di Mark Clarke, rimasto nella line-up degli Heep
per solo quattro mesi. A distanza di sei mesi da D&W esce il bellissimo
The magician’s Birthday che, sebbene per Ken Hensley sia “solo
una buona raccolta di canzoni registrate in un buon momento”,
è in realtà un magnifico caleidoscopio di emozioni, con
richiami mistici e misteriosi che aumentano l’interesse estetico
per la band. Il Live del 1973 ha solo il compito di immortalare gli
Uriah Heep negli annali, diventando uno dei doppi dal vivo più
belli ed intensi della storia dell’hard rock e facendo scoppiare
definitivamente la cosiddetta heepsteria! Ken Hensley, sempre più
dominatore del songwriting, si concede anche una pausa solista con Proud
word on a dusty Shelf, mentre il successivo heep album Sweet freedom,
frutta un altro successo, Stealin’, e tour in Australia e Nuova
Zelanda, creandosi uno zoccolo duro di fan fedeli, tanto che viene pubblicato
solo per quei mercati il dopio antologico Downunda, oggi un ambito pezzo
da collezione. Wonderworld viene registrato a Monaco di Baviera ed è
l’ultimo disco con l’apporto di Gary Thain, allontanato
in seguito per instabilità di carattere e per i soliti problemi
di droga, anche se qualche mese prima il bassista era stato abbattuto
sul palco da una violenta scarica elettrica durante un concerto, riportando
un serio trauma fisico e mentale. Il disco nacque tra varie traversie
come ricorda Box::”David era pieno di problemi legati all’alcool,
Gary fuori controllo, c’erano litigi sulla divisione dei compensi
e tutti volevamo solo finire il prima possibile.” Nonostante ciò,
l’album è bellissimo e ancora accolto positivamente. Sull’orlo
dell’entusiasmo Hensley ritenta l’avventura in proprio con
Eager to Please, sove sfoga le sue manie di grandezza suonando e cantando
quasi tutto. Per il successivo Return to fantasy il nuovo bassista è
John Wetton, con un passato di lusso a base di King Crimson, Family
e Roxy Music e al proposito un giornale inglese, sempre caustico, scriverà
che “il conto in banca degli Uriah Heep deve essere cresciuto,
se dopo cinque anni possono finalmente permettersi di pagare un vero
musicista.” Return va meglio del previsto e viene supportato con
The year Long world Tour, una tournèe trionfale che raccoglie
un milione di fans. Il gruppo si permette un trattamento da rockstar
e di concedere ogni eccesso a delle personalità spumeggianti
come Byron (assolutamente carismatico e gigionesco on stage, con la
passione per i vestiti di raso, le Rolls e, purtroppo, l’alcool)
ed Hensley (l’archetipo della rockstar nervosa e tormentata, con
slanci di megalomania, come quando pretenderà una limousine per
ogni componente del gruppo, ma sempre perso nel suo mondo fatto di musica),
bilanciate dall’equilibrio di Box, figlio della classe lavoratrice
inglese e attento investitore del proprio denaro. L’8 dicembre
1975 la prima tragedia si abbatte sul gruppo: Gary Thain viene trovato
morto per overdose di eroina nella sua casa di Norwood Green, ha solo
27 anni. Mick Box lo ricorderà con queste parole: “Era
un ragazzo dolce e che amava la vita, purtroppo era arrivato a un bivio
perdendo il controllo della situazione…”. Quando Byron pubblica
il suo primo album solista (proseguirà anche nei Rough Diamond
e con la Byron Band negli anni seguenti), il bellissimo Take no Prisoners,
egli è di fatto già fuori dagli Uriah Heep, che pubblicano
contemporaneamente High and Mighty; è dunque significativo che
l’ottimo primo pezzo, ovvero One way or another, sia cantato da
John Wetton (nota del webmaster: intervengo
anche su questo punto invitandovi a leggere le ragioni di questa scelta
clikkando qui).
La stampa ricama romanzi su questo allontanamento, ovviamente dettato
dalle instabili condizioni del singer, e si sprecano i nomi dei sostituti
(tra cui probabili David Coverdale e Gary Holton degli Heavy metal Kids).
Ma Hensley e Box stupiscono tutti, scegliendo il quasi sconosciuto John
Lawton, prelevato dai tedeschi Lucifer’s friend e consigliato
a Box da Roger Glover dei Deep Purple, che lo aveva ospitato nella versione
teatrale del suo disco/colonna sonora The butterfly ball. Al basso arriva
Trevor Bolder dagli Spiders Fron Mars di David Bowie. Questa nuova formazione
debutta con l’ottimo Firefly, supportato in America da un tour
di spalla ai Kiss. A Monster! Così viene presentato il successivo
Lp Innocent Victim, che presenta in copertina un enorme serpente con
la bocca aperta e che dimostra come gli Heep, si siano reinventati con
un suono meno enfatico e più immediato, ma con brillanti intermezzi
acustici, supportati dalla potente e versatile voce di Lawton, meno
carismatico (e bello) di Byron, ma altrettanto bravo. Per uno strano
gioco del destino, il pezzo Lady in Black (Salisbury-era) viene riproposto
su singolo in Germania e diventa un Hit incredibile, per tre settimane
ai vertici delle classifiche, tanto da ricevere il Golden Lion , una
sorta di Grammy tedesco. Fallen Angel del 1978 chiude il periodo Lawton
e registra poco dopo l’abbandono di Lee Kerslake, destinato a
raggiungere la band di Ozzy Osbourne. “Erano passati dieci anni
dal primo album – racconta Box- e pensavo che fosse finito il
nostro cammino, poi in Inghilterra e scoppiata la NWOBHM, l’heavy
metal è risorto e con esso anche gli Uriah Heep”. Ma sentite
Box come racconta la scelta del nuovo cantante “Trovato il nuovo
batterista in Chris Slade, dopo molte audizioni erano rimasti due cantanti
su cui decidere, Peter Goalby (ex-Trapeze) e John Sloman ex Lone Star
. Tutti avremmo preferito Goalby, solo Hensley aveva ancora dei dubbi,
perché diceva che Sloman aveva una voce diversa dagli altri,
più originale. Così, a nostra insaputa, comunicò
alla stampa che il nuovo cantante era John Sloman. A quel punto nessuno
volle smentirlo anche se lui fu il primo a pentirsene il giorno stesso.
In ogni caso Goalby arrivò in casa Heep solo un paio d’anni
più tardi”. Conquest è un lavoro molto bello, diverso
dall’hard rock della band, ma affascinante e in studio Sloman
dimostra buone qualità. Non accadde la stessa cosa dal vivo,
dove il vecchio repertorio viene saccheggiato da esibizioni indecorose
e dal vizio di Sloman di modificare le linee vocali dai vecchi classici,
adattandole alla sua voce molto soul. Hensley, stufo di doversi scusare
con la stampa, abbandona il gruppo per dedicarsi alla carriera solista,
prima, e per unirsi brevemente ai Blackfoot, poi. Oggi Hensley vive
in America, si occupa ancora di musica con una fortunata società,
la St.Louis Music, che fornisce strumentazione e supporti tecnici a
gruppi affermati, ha inciso un nuovo album solista di direzione new-age
ed ha appena curato la stampa Anthology, una raccolta per la Eagle,
del suo materiale solista. Per qualche mese il nuovo tastierista è
Greg Dechert, compagno di Sloman nei Pulsar, esce il singolo Think it
over, ma nel Settembre del 1980 gli Uriah Heep sono di fatto sciolti.
Bolder ritorna nei Wishbone Ash, Sloman transita brevemente nella Gary
Moore band e intraprende una difficile carriera solista. Slade si unisce
agli AC/DC, Mick Box saluta tutti e, depresso, si ritira a bere nella
sua villa.
Parte
2
Ancora HEEPSTERIA!
Seppur
a livello temporale sia lunga il doppio, la seconda parte della carriera
degli Uriah Heep è molto più semplice e va focalizzata
nell’enorme amore di Mick Box per la musica, i fan e l’orgoglio
di essere l’unico sopravvissuto della formazione originale. Sono
proprio i fan a dare la spinta emotiva a Box per rimettere in piedi
il gruppo. La prima mossa è il ritorno di Kerslake alla batteria,
deluso dal trattamento ricevuto in casa Osbourne e dal non essere stato
accreditato per i brani scritti sui primi due album del Madman (nota
di Tiziano – credo che non
abbia visto una lira e, inoltre, mi risulta che Ozzy abbia ristampato
i due album incriminati riregistrando le basi di basso e batteria insultando
così tutti quelli che come me avevano adorato sia Blizzard of
Ozz che Diary of a Madman), vengono poi reclutati Bob Daisley
al basso (ndT –anche lui nella causa contro Osbourne con Lee.
Il bassista reclama le royalities di molti più album) e John
Sinclair tastierista degli heavy Metal Kids. Per il ruolo di cantante
arriva, finalmente, Peter Goalby. Dopo un EP apripista, nel maggio del
1982 esce Abominog; la copertina rievoca il disco d’esordio e
persino la magia compositiva sembra la medesima. La critica è
unanime e Kerrang! Addirittura scrive “Sicuramente il più
maturo e probabilmente il miglior album della loro carriera”.
Il critico di Sounds Geoff Barton, noto per non aver mai amato gli Heep,
promuove Abominog con il massimo dei voti: “no, avete letto bene,
questo non è un pesce d’aprile…”. Il 21 agosto
la band si esibisce con grande successo al Monsters of Rock di Donington.
Head First non replica l’ottima impressione suscitata dal suo
predecessore, pur ricalcandone lo stile, e l’etichetta fa atto
di autolesionismo non puntando su the other side of midnight, magnifica
opener dell’album, preferendo come singolo la ballata Lonely Nights
scritta da Bryan Adams. A causa di grossi ammanchi finanziari la Bronze
fallisce e così gli UH, per la prima volta nella loro carriera
di trovano senza contratto e senza il supporto del manager Gerry Bron,
coinvolto nel crack della Bronze. La nuova label è la Portrait
che affida il gruppo (dove registriamo il ritorno di Bolder) alle cure
del produttore Tony Platt, fresco di successo americano con i Def Leppard
di High’n’dry. Il risultato è equator, decisamente
orientato verso l’hard rock melodico anche grazie alla timbrica
versatile di Goalby che illumina Rockarama, Bad Blood e Heartache City,
ma il successo dell’album non è tale da consentire la riconferma
da parte dell Portrait, insensibile anche alla scomparsa del leggendario
David Byron, morto in miseria, alcoolismo e solitudine nel misero appartamento
di Berkshine dove la sua precaria condizione economica lo aveva costretto
a vivere (nota del webmaster: David
Byron fu ritrovato morto nella sua casa sita al numero 10 di Raymond
Road nella città di Maidenhead - per vederlo clikka qui
e, francamente, a me pare una
abitazione dignitosa). Praticamente quello di Byron fu un
suicidio, perché mesi prima un dottore gli aveva imposto assolutamente
lo stop all’alcool, ordine trasgredito dal cantante che credeva
ancora di vivere uno stile di vita che purtroppo non gli apparteneva
più. Sinclair approda alla corte di Ozzy Osbourne, mentre Goalby
si ritira dalle scene (dirà “Gli Uriah Heep hanno distrutto
le mie corde vocali!), sostituto per qualche mese dell’ex Joshua
Stefan Fontaine (“l’americano più stupido, ubriacone
e insolente che abbia mai incontrato”, commenta Box) e poi definitivamente
da Bernie Shaw (Grand prix, Praying mantis, stratus ), mentre alle tastiere
arriva Phil Lanzon (Grand Prix, Sad cafè). Senza contratto ,
il gruppo parte, con Fontaine per un tour che era già stato organizzato
in Nord America, ma al ritorno viene presentato Bernie Shaw. Il contratto
arriva con la Legaci, che acquista l’intero catalogo e pubblica
nel marzo del 1987 Live in Europe 1979. La nuova line-up si fa apprezzare
in giro per l’Europa e Shaw impressiona i fan per la scioltezza
con cui interpreta i classici di Byron, tanto che la critica lo descrive
come “l’ultimo grande cantante inglese di hard Rock!”
(nota del webmaster:
l'errore è senz'altro della critica e non dell'amico Gianni Della
Cioppa in quanto Bernie Shaw non è inglese ma canadese).
Ma il vero evento è dietro l’angolo: gli UH affettuano
dieci date consecutive all’Olimpic Stadium di Mosca, tutte rigorosamente
sold-out, da cui viene estratto lo stupendo Live in Moscow che presenta
anche alcuni brani inediti. Mick Box ricorda così quei giorni:
“E’ stato come tornare indietro di quindici anni. La gente
ci fermava in ogni strada, bar, albergo; ci chiedevano autografi, foto,
siamo stati anche invitati in televisione. Per 10 giorni gli UH sono
stati la cosa più importante di Mosca, siamo tornati ad essere
delle vere rockstar”. Raging Silence e Different World, quest’ultimo
prodotto da Bolder, sono due buoni lavori che ricevono ottime recensioni
e nel frattempo, vengono anche pubblicati dei concerti in video per
festeggiare i venti anni di carriera della band. L’attività
live degli inglesi è sempre intensa e li porta a esibirsi in
giro per il mondo, compresi Corea del sud e Giappone, sempre con un
riscontro positivo di fan nuovi e vecchi. Escono intanto antologie,
dischi live postumi e raccolte di inediti o B-sides dove spicca Rarities
from the bronze age alla cui realizzazione contribuisce anche Box. Nel
1995 gli UH festeggiano il venticinquesimo anno di carriera e si scopre
che il quintetto Box-Lanzon-Shaw-Kersake-Bolder, con i suoi nove anni
di vita, è la line up più duratura della storia della
band. Per celebrare in modo degno arriva il contratto con la SPV tedesca
che recupera il disegnatore Roger Dean per la Copertina di Sea of Light,
il disco del ritorno nel classico stile degli UH, con alcuni brani come
Time of Revelation che potrebbero con tutta tranquillità rubare
la scena a Gypsy e July Morning, al punto che due anni fa Bernie Shaw,
in occasione di un concerto, mi ha confessato: “E’ stata
la prima volta che mi sono sentito davvero orgoglioso di un disco degli
Uriah Heep nel quale avevo cantato. Certo, anche gli altri erano belli,
ma sentivo a pelle che la vecchia discografia del gruppo era davvero
un’altra cosa. Con Sea of Light ho capito cosa vuol dire essere
negli Uriah Heep, questa band una leggenda, è la storia del rock
inglese, non conosco paese dove non cantino il ritornello di July Morning
con noi”. Nonostante il momento positivo, arrivano alcune incomprensioni
con la SPV e la band ritorna a casa firmando con l’inglese Eagle,
sempre più un’autentica roccaforte per molto rock e hard
rock classico ancora in circolazione. Il frutto di questa nuova collaborazione
è Sonic Origami: un album ispirato, sicuramente il più
bello dai tempi di Abominog ma soprattutto una monumentale ristampa
di tutti gli album, inediti, note scritte da Hensley e Box, foto rare
e la collection Travellers in Time. Il tour che segue è come
sempre un successo e conferma come il tempo abbia reso giustizia a questo
gruppo che, più di trenta anni fa, provava in una cantina di
Londra, sognando di raggiungere la fama dei loro idoli. “Vedevo
i concerti degli Small Faces e mi chiedevo se mai saremmo riusciti a
diventare famosi come loro…”
Voi che dite?!