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| Il
sig. Don Leslie nel 1978, mentre stava lavorando a quel singolare
apparecchio, che avrebbe fatto la sua fortuna accoppiandosi
all'organo Hammond |
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| Il
leslie 122 |
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| Leva
di controllo delle
funzioni SLOW e FAST
clikka per ingrandire |
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L'interno
del leslie
clikka per ingrandire |
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Agli
occhi dei “non addetti ai lavori”, un leslie
appare semplicemente come un mobile di legno, che presenta delle fessure
esteticamente eleganti su tre lati (quello frontale e i due laterali).
In realtà, dentro a quest’apparente mobiletto si nasconde
un complesso sistema elettro - meccanico, tale da rendere il suono di
un organo Hammond – già fantastico per natura – assolutamente
unico ed originale.
Artefice
di questo strumento è stato Don Leslie,
inventore e musicista, che ideò il sistema del leslie a Los Angeles,
in un arco di tempo che va dal 1937 al 1940.
« La Hammond aveva progettato il suo organo basandosi su un organo
liturgico » disse il sig. Leslie «
Il mio lavoro è stato un tentativo di rendere il suono dell’Hammond
più come un organo a canne da teatro ». Per riuscire nel
suo intento, egli intuì che la sorgente del suono doveva essere
in movimento. Così creò il suo famoso leslie (quasi paradossalmente
il sig. Hammond non volle usufruire subito
di quest’invenzione, perché era troppo intento a perfezionare
il suo “gioiello”), fornito internamente di una tromba rotante
ad alta frequenza ed un rotore a bassa frequenza. Queste parti in movimento
producono un cambiamento della percezione di dove sia la sorgente sonora.
Ciò rende il suono dello strumento più amplificato, più
alto, e più sottile, allo stesso tempo; inoltre aggiunge molti
aspetti quasi impercettibili al suono. Molti hanno provato ad analizzare
acusticamente questo fenomeno parlando di effetto Doppler, ma Don
Leslie spiega che si tratta semplicemente del movimento (creato,
appunto, dalle parti rotanti di cui ho già detto).
La maggior parte dei leslie ha due velocità: lento e veloce (SLOW/FAST).
Quando accendete un Hammond, e quindi il leslie ad esso collegato, le
parti rotanti cominciano a girare a SLOW: ciò crea un effetto sonoro
caldo e corale. Se, poi, lo portate a FAST, le parti in movimento ruotano
molto più velocemente: questo è generalmente riservato per
momenti musicali eccitanti ed incalzanti.
Un abile organista “gioca” costantemente con le velocità
per creare vari effetti, e proprio in ciò risiede in gran parte
il segreto dell’Hammond.
La velocità viene cambiata con una leva, che generalmente è
montata sulla sinistra dell’organo (di fronte ai tasti neri). Alcuni
preferiscono usare un comando a pedale, che permette di suonare liberamente
e cambiare i drawbars con più agio; altrimenti, per agire sulla
leva, bisogna togliere momentaneamente la mano dalla tastiera, cosa che
può provocare la perdita di unità del brano che si sta eseguendo.
I modelli di leslie più usati comunemente sono il 122
ed il 147. E’ pur vero che ormai si
producono anche i simulatori elettronici, ma - a mio avviso –
non rendono al pari di quelli originali “a vecchio stampo”,
la cui prima produzione risale al 1940.
Quando
si parla d’inventori, generalmente si pensa a Galilei,
Volta, Archimede…
Beh, secondo me, è giusto ricordarsi anche di Laurens
Hammond e di Don Leslie, senza l’ingegno
dei quali gran parte della nostra musica non si sarebbe evoluta ai livelli
alti che oggi conosciamo ed apprezziamo.
Affinchè
le mie parole abbiano un riscontro pratico, elenco qui di seguito alcuni
brani degli Uriah Heep, in cui potete ascoltare
il suono del leslie abbastanza distintamente:
- “Wise man”: nell’introduzione
e nella prima strofa il leslie è a SLOW e crea, così, un
soffice “tappeto” d’accompagnamento, pronto ad accogliere
la dolce voce di Lawton
- “Sunrise” (introduzione)
e “A Year Or A Day”
(introduzione): è facile captare in entrambi i casi il passaggio
del leslie da SLOW a FAST, che consente proprio di passare da un inizio
“innocuo” ad un attacco “esplosivo” di tutta la
band
- “Easy Livin’”
(dal live at Shepperton ’74): un effetto
analogo a quello descritto precedentemente si può rintracciare
nell’introduzione (è, infatti, sfruttata la stessa “strategia”
del crescendo da parte dell’organo), anche se in questa esecuzione
il suono del B3 non è - per così dire – puro, ma distorto
- “Do You Know”: se
vi sforzate a tendere ancor più l’orecchio, qui potete notare
un ripetuto cambio di velocità, che Ken Hensley
effettua tra strofe e ritornello per tutta la canzone.
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