Il Leslie
a cura di Francesca Paratore
 
     
Il sig. Don Leslie nel 1978, mentre stava lavorando a quel singolare apparecchio, che avrebbe fatto la sua fortuna accoppiandosi all'organo Hammond
Il leslie 122
Leva di controllo delle
funzioni SLOW e FAST
clikka per ingrandire
L'interno del leslie
clikka per ingrandire

Agli occhi dei “non addetti ai lavori”, un leslie appare semplicemente come un mobile di legno, che presenta delle fessure esteticamente eleganti su tre lati (quello frontale e i due laterali). In realtà, dentro a quest’apparente mobiletto si nasconde un complesso sistema elettro - meccanico, tale da rendere il suono di un organo Hammond – già fantastico per natura – assolutamente unico ed originale.

Artefice di questo strumento è stato Don Leslie, inventore e musicista, che ideò il sistema del leslie a Los Angeles, in un arco di tempo che va dal 1937 al 1940.
« La Hammond aveva progettato il suo organo basandosi su un organo liturgico » disse il sig. Leslie « Il mio lavoro è stato un tentativo di rendere il suono dell’Hammond più come un organo a canne da teatro ». Per riuscire nel suo intento, egli intuì che la sorgente del suono doveva essere in movimento. Così creò il suo famoso leslie (quasi paradossalmente il sig. Hammond non volle usufruire subito di quest’invenzione, perché era troppo intento a perfezionare il suo “gioiello”), fornito internamente di una tromba rotante ad alta frequenza ed un rotore a bassa frequenza. Queste parti in movimento producono un cambiamento della percezione di dove sia la sorgente sonora. Ciò rende il suono dello strumento più amplificato, più alto, e più sottile, allo stesso tempo; inoltre aggiunge molti aspetti quasi impercettibili al suono. Molti hanno provato ad analizzare acusticamente questo fenomeno parlando di effetto Doppler, ma Don Leslie spiega che si tratta semplicemente del movimento (creato, appunto, dalle parti rotanti di cui ho già detto).
La maggior parte dei leslie ha due velocità: lento e veloce (SLOW/FAST). Quando accendete un Hammond, e quindi il leslie ad esso collegato, le parti rotanti cominciano a girare a SLOW: ciò crea un effetto sonoro caldo e corale. Se, poi, lo portate a FAST, le parti in movimento ruotano molto più velocemente: questo è generalmente riservato per momenti musicali eccitanti ed incalzanti.
Un abile organista “gioca” costantemente con le velocità per creare vari effetti, e proprio in ciò risiede in gran parte il segreto dell’Hammond.
La velocità viene cambiata con una leva, che generalmente è montata sulla sinistra dell’organo (di fronte ai tasti neri). Alcuni preferiscono usare un comando a pedale, che permette di suonare liberamente e cambiare i drawbars con più agio; altrimenti, per agire sulla leva, bisogna togliere momentaneamente la mano dalla tastiera, cosa che può provocare la perdita di unità del brano che si sta eseguendo.
I modelli di leslie più usati comunemente sono il 122 ed il 147. E’ pur vero che ormai si producono anche i simulatori elettronici, ma - a mio avviso – non rendono al pari di quelli originali “a vecchio stampo”, la cui prima produzione risale al 1940.

Quando si parla d’inventori, generalmente si pensa a Galilei, Volta, Archimede
Beh, secondo me, è giusto ricordarsi anche di Laurens Hammond e di Don Leslie, senza l’ingegno dei quali gran parte della nostra musica non si sarebbe evoluta ai livelli alti che oggi conosciamo ed apprezziamo.

Affinchè le mie parole abbiano un riscontro pratico, elenco qui di seguito alcuni brani degli Uriah Heep, in cui potete ascoltare il suono del leslie abbastanza distintamente:
- “Wise man”: nell’introduzione e nella prima strofa il leslie è a SLOW e crea, così, un soffice “tappeto” d’accompagnamento, pronto ad accogliere la dolce voce di Lawton
- “Sunrise” (introduzione) e “A Year Or A Day” (introduzione): è facile captare in entrambi i casi il passaggio del leslie da SLOW a FAST, che consente proprio di passare da un inizio “innocuo” ad un attacco “esplosivo” di tutta la band
- “Easy Livin’” (dal live at Shepperton ’74): un effetto analogo a quello descritto precedentemente si può rintracciare nell’introduzione (è, infatti, sfruttata la stessa “strategia” del crescendo da parte dell’organo), anche se in questa esecuzione il suono del B3 non è - per così dire – puro, ma distorto
- “Do You Know”: se vi sforzate a tendere ancor più l’orecchio, qui potete notare un ripetuto cambio di velocità, che Ken Hensley effettua tra strofe e ritornello per tutta la canzone
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