Byron: un cantante
ed un letterato.
Di Francesca Paratore
 
 
 

Tutti noi, fan degli Uriah Heep, sappiamo che a partire dai primissimi successi David Garrick si era rinominato “David Byron” dietro suggerimento della madre di Paul Newton, in modo da potersi distinguere da quell’altro cantante omonimo, che era attivo nel panorama musicale di quegli anni. Questa, dunque, è una curiosità biografica sicuramente attendibile, però m’ha suscitato un interrogativo che – nei documenti che possediamo degli Uriah Heep (almeno finora) – sembra non trovare risposta: perché scegliere proprio il cognome “Byron”?
L’intuizione, che ho avuto a questo proposito, consiste nell’accostare il nostro cantante David Byron al poeta inglese George Gordon Byron. Per dimostrare che non si tratta di un accostamento casuale, espongo per punti essenziali i caratteri che connotano questo letterato, facente parte della cosiddetta seconda generazione di poeti romantici inglesi emergenti dopo il 1810:
- individualismo prodotto da un sentimento di rottura col mondo
- anticonformismo
- tendenza alla fuga e ribellismo eroico
- rifiuto della società borghese
- personaggi delle sue opere hanno un atteggiamento ardito e scontroso, trasgressivo e malinconico
Byron (il poeta), poi, è ritenuto la prima incarnazione del famoso “dandy”, « l’eccentrico che si diverte a stupire e a colpire l’attenzione del pubblico, con gli atteggiamenti, con il modo di vestire e di vivere, con i gesti provocatori. Esibisce la propria “diversità” e, mentre ne fa spettacolo, cerca di imporla. Si diverte dunque a scandalizzare e a provocare, ma in realtà vuole il riconoscimento e il plauso del pubblico ». Questo è, secondo me, illuminante: se, infatti, non sapessi che si tratta della definizione del dandy, direi che è proprio la descrizione di David!
Nasce, così, il mito dell’eroe byroniano, ribelle ed egocentrico, ed il byronismo diventa un modo di vivere, che influenza il costume, la moda.
Questo è George Gordon Byron.
Ma ora basta con la letteratura; torniamo al nostro Byron degli Uriah Heep.
È cosa indubbiamente evidente il suo modo di vestire e di atteggiarsi sul palco! Oserei denominarlo (non me ne voglia male Empedocle d’Agrigento!) un “incantatore di folle” che, però, dall’altro lato « era la classica persona che odiava le cose sbagliate (il sentimento di ribellione) ma invece di lottare per cercare di cambiare la situazione, preferiva annegare tutto nell'alcol (la fragilità non manifesta sul palco, perché celata dal suo dandysmo) » (come si legge nel nostro sito su testimonianza di Ken Hensley).
« Io sono il cantante più raffinato con cui Gerry Bron ha mai lavorato (…) Oggi io sono considerato fra i primi 10 cantanti al mondo (…) Non direi che sono solamente un cantante rock, direi che ho il mio stile individuale. Voglio dire, non canto come Rod Stewart o Robert Plant, ma in realtà non li considererei cantanti rock, loro sono solo buoni cantanti che per caso si adattano in un particolare tipo di musica » (tratto da un celebre articolo di “Classic Rock” scritto da Geoff Barton).
« Il tipo che è valorizzato negli Uriah Heep è il cantante David Byron (…) Lui è diventato un Comico. David è il fuoco. Il costumista vanitoso che cammina impettito con la sua stoffa per le ragazze, ma che si rimpinza di una bottiglia o 2 di Mateus Rose e scuote vigoroso l’asta del microfono, che sopraggiunge severo per fare in modo che i giovani sappiano che lui non è uno sterile posatore (…) Presto divenne chiaro che mentre lui osservava come gli altri cantanti toccavano con le mani il pubblico, attiravano la sua attenzione, lo focalizzavano e lo manipolavano, lui aveva fatto grande fatica a trasporre le ricercatezze ed i vezzi in qualcosa di suo proprio. La tecnica raffinata che David ha ora raggiunto, è stato un processo consapevole, intenzionale. Ma non fatevi l’idea che Byron sia un uomo freddamente calcolante. Lui sembra genuinamente essere preso dal suo potere su una sala piena di ragazzi – un potere non diverso da quello di un dittatore. Durante le 2 ore in cui la band è sul palco, è l’assoluto.
Come Mick, e per quanto riguarda ciò l’intera band, David è veloce a farsi gli amici, ma i suoi nervi spesso tradiscono la sua cordialità usuale. Lui converserà, ma potete dire che si sta facendo eccitato. C’è un margine alla sua voce quando chiacchiera ad una velocità che è 2 volte quella che ha normalmente, che è considerevole nella maggior parte dei momenti di relax. Lui è iper-teso, una corda d’arco tesa, che il tocco più leggero farà scattare. Con progettazione e cura la liberazione verrà sul palco; occasionalmente uno stupido fotografo una volta raggiungerà l’obiettivo troppo spesso e riceverà – nella migliore delle ipotesi – un duro, pietroso sguardo fisso. Nella peggiore delle ipotesi si beccherà una corrente d’insulti abbastanza potenti da mandare in fumo gli obiettivi fotografici più spessi.
David il dittatore starà perfino meglio » (tratto dalle note di copertina del Live ’73).
Questo è David Byron.
Beh, credo che, arrivata a questo punto, non sia necessario che io faccia ulteriori precisazioni; le analogie tra questi 2 tipi, che portano lo stesso cognome, sono eloquenti di per se stesse.
Allora qualcuno potrà obiettarmi che David, non essendo brillante a scuola, non si sarebbe potuto ispirare ad un poeta e, quindi, avrebbe scelto di chiamarsi “Byron” per altri motivi. Sì, ci ho pensato anch’io e propongo 2 possibili risposte: la prima è che non bisogna per forza essere studenti modello per conoscere un autore di letteratura; la seconda è che in ogni caso potrebbe essere stata la stessa madre di Paul Newton a suggerirgli questo nome d’arte, perché – anche se David non si era manifestato in tutte le sue sfaccettature, essendo ancora all’inizio della sua carriera – già da piccolo faceva trasparire un “non so che” di carismatico ed eccentrico, che probabilmente la signora Newton (prima di tutti noi) aveva captato.
Dunque, la mia esposizione termina qui; potrete anche dire che ho costruito un castello di sabbia, ma almeno ho dato una mia interpretazione, che non ho la pretesa di ritenere unica ed assoluta; anzi, sono molto disponibile ad ascoltare altre ipotesi ed eventualmente a correggere le mie.

"Gli artisti hanno il diritto di essere modesti e il dovere di essere vanitosi" (Anonimo)