Recensione
di Firefly a cura di Giulio Caputi |
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| "Firefly"
risulta essere Il primo album degli Uriah Heep con John Lawton (ex Lucifer’s
friend) alla voce. Si capisce subito che il compito del nuovo vocalist
è assai gravoso in quanto non deve far rimpiangere il grandissimo
e sfortunato David Byron (che morirà per droga agli inizi degli
anni ’80) (nota del webmaster
la morte di David fu causata da un attacco epilettico clikka qui
per i particolari) . Inoltre
anche il virtuoso bassista John Wetton (prima con i King Crimson, poi
andrà con gli Asia negli ’80) fu rimpiazzato dall’altrettanto
valido Trevor Bolder (ex Spider’s from Mars di David Bowie). La
nuova line up così rinnovata è autrice a mio modo di vedere
di uno dei migliori album della discografia degli Heep.
Ogni
canzone è un piccolo gioiellino melodico e la voce di Lawton
risulta essere un’arma vincente, in quanto dona potenza e freschezza
alle canzoni, interpretandole con una intensità e passione davvero
commoventi. Da sottolineare è il songwriting di Hensley alle
tastiere/chitarre, infatti di questo disco rimangono impresse soprattutto
le melodie, di una dolcezza rara. Come sempre la prova fornita da Mick
Box alla chitarra elettrica e Lee Kerslake alla batteria è eccellente.
L’opener "The hanging tree" viene introdotta da affascinanti
suoni synth che ben presto lasciano spazio alla chitarra di Box, la
cui peculiarità è sempre stata quella di cementarsi con
tutti gli altri strumenti in unico "wall of sound", e si capisce
subito che anche su questo disco, come per la maggior parte dei lavori
degli Heep, non troveremo mai la chitarra troppo in evidenza; la canzone
comunque si può apprezzare soprattutto per il refrain melodico
centrale. |
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