Recensione
di Sonic Origami a cura di Giulio Caputi |
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"Sonic
Origami" è l'ultimo album in studio degli Uriah Heep e fu
pubblicato durante il 1998, sono quindi già ben sette anni che
il gruppo inglese a parte la pubblicazione di numerosi live, tra cui cito
lo stupendo "Acustically Driven" (che vedeva la partecipazione
anche di ospiti illustri come Ian Anderson dei Jethro Tull) non ci regala
nuove canzoni. La line up è ormai stabile da più di 15 anni
(la prima prova fu il "Live in Moscow" del 1988), e vede dietro
i tamburi il mitologico ed inossidabile Lee Kerslake, il chitarrista (
membro fondatore) Mick Box, il talentuoso cantante Bernie Shaw, il tastierista
compositore Phil Lanzon ed il bassista Trevor Bolder (anche lui autore
di alcuni pezzi presenti in questo album). Da ogni traccia di "Sonic
Origami" traspare un affiatamento invidiabile che poche altri gruppi
possono permettersi, i suoni e gli strumenti sono perfettamente equilibrati
in cui tutti sono protagonisti, ma nessuno prevarica sull'altro, in più
ogni singolo pezzo rasenta la perfezione stilistica che oggi come non
mai sembra essere raffinata e di classe. Apre le danze "Between two
words" canzone che inizia con un ritmo incalzante ma che nel break
centrale rallenta donandoci una melodia irresistibile per poi riprendere
velocità e concludere alla grande. "I hear voice" scritta
da Bolder non mi colpisce particolarmente, presenta un ritmo meno sostenuto
anche se il ritornello è siruramente di buona fattura. Bellissimo
è l'attacco di "Perfect little heart" con un incisivo
riff di chitarra a metà tra l'elettrico e l'acustico, ottimo il
refrain ed il lavoro della sezione ritmica ma è tutta la canzone
che si mantiene su livelli elevati, bel colpo!. Un altro capolavoro è
la successiva "heartless land" canzone acustica, con un Bernie
Shaw superlativo che esalta le melodia in maniera commovente, a mio modo
di vedere questa traccia non sfigurerebbe affatto accanto ad altri classici
immortali della band come "The wizard" e "Lady in black".
Ho notato con piacere che gli Uriah Heep ripropongono dal vivo la quinta
traccia di "Sonic origami" e cioè "Only the young"
che a parte il testo stupendo è anche molto orecchiabile e forse
quella che dopo pochi ascolti rimane più facile da ricordare. "In
the moment" e "Question" sono due canzoni articolate che
riesumano lo spirito prog della band, "Question" in particolare
riprende il tema portante della canzone precedente, e mi sembra di capire
che il gruppo non si limiti a ricercare il ritornello ad effetto, ma è
ancora animato da quella voglia di sperimentare che oggi è assai
difficile da ritrovare. Se "Change" pur essendo una buona canzone
non mi ha particolarmente colpito ecco che ci troviamo di fronte ad un
altro monumento sonoro a nome "Shelter from the rain", in cui
trasuda tutto il feeling di questi "vecchietti" che con pezzi
come questo hanno ancora tanto dire e da dare alla musica, ottimo il lavoro
Box alla chitarra e la voce di Shaw che garantisco di persona se in studio
è bellissima, dal vivo è addirittura sublime. "Everything
in life" è la classica heep-song alla "easy livin'"
per intenderci, con il "solito" ritmo "fast-blues"
ed il "solito" azzeccato ritornello. A titolo personale "Accross
the miles" rievoca per il sottoscritto ricordi belli e brutti, ma
obiettivamente qui la musica parla da sola, e come si fanno a descrivere
certe emozioni solo con le parole?. Poche canzoni mi hanno fatto sentire
quello che ho provato ascoltando questa traccia. Non ho più ha
disposizione abbastanza aggettivi da utilizzare per questa recensione,
infatti "Feels like" è un altro rock azzeccato e "The
Golden palace" sono otto minuti d vera e propria magia, potrei definirla
come un ibrido tra prog rock e AOR di matrice hard rock, anche qui tutti
e cinque i musicisti suonano alla grande, ma credo che non ci sia più
bisogno di ricordarlo. "Sonic Origami" presentava alla sua uscita
anche una bonus track "sweet Pretender" e all'anima della bonus
track!!, anche questo pezzo sarebbe stato degno di essere incluso nella
tracklist principale!!. Spero di essere stato abbastanza esauriente, nel commentare un album forse troppo bello per il periodo in cui è uscito, ma come al solito sottovalutato, se non ignorato dal pubblico, mentre devo dire che la critica musicale al contrario apprezzò non poco il lavoro di Box & soci, ed anche io mi unisco nell'elogiare questo album, perché "Sea of light " non poteva avere miglior successore, anzi a dir la verità personalmente ritengo "Sonic Origami" uno degli album più belli scritti in assoluto dagli Heep o almeno sicuramente il più affascinante di quelli realizzati dalla line up attuale. |
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