Legnano 1998.
Era l’inizio di una lunga e calda estate.
Tre giovani annoiati si ritrovano in un bar caldo e pieno di fumo.
E’ una strana lunga storia.
Ma qui non ci sono fatti raccapriccianti, avventure
mirabolanti, ma solo un racconto a base di sano e vecchio Hard Rock!
Non ricordo
come mai ci ritrovammo quella sera io, il caro Daniele ed il magnifico
Michele, so solo che avevo da proporre loro una gita fuori porta: andare
a Pola (Croazia) al raduno dei Bykers europei dove si sarebbe tenuto
il concerto degli Uriah Heep!
Io ed i miei fidi compagni ci guardiamo bene in faccia; siamo in tre
e nessuno di noi ha mai avuto neanche il motorino, sapremo cavarcela
in un ambientino tanto estremo?
Non ci sono dubbi! Possiamo Farcela! (“Si può faaaaaare!”
tanto per citare in ogni occasione Mel Brooks).
Solo Michele ha una legittima preoccupazione “Chi cazzo sono gli
Araya Hippy?”
Nel giro di pochi giorni abbiamo già sviluppato
il nostro piano di battaglia. Partenza il sabato mattina, arrivo nel
pomeriggio con tenda per dormire nel camping ufficiale del raduno o,
in caso di mal tempo, sistemazione in qualche casa privata per poi ripartire
il mattino dopo.
Il viaggio fu piacevole e senza alcun intoppo, la giornata
magnifica e c’era un bel calduccio.
Rimanemmo soprattutto colpiti dalla natura incontrata sia in Slovenia
sia in Croazia, entrambi paesi poco abitati con immensi boschi e lunghe
strade diritte.
Notevoli anche tutti i venditori di grappe “artigianali”
sparsi ogni 100 metri intenti a proporre i loro prodotti ai numerosi
turisti.
L’arrivo a Pola è però traumatico.
Appena
giunti in città sembra di essere capitati in un set cinematografico
nel quale Bud Spencer e Tecence Hill cadrebbero a puntino. E’
infatti con un certo nostro sconcerto che entriamo nella strada principale
di Pola praticamente scortati da una lunga fila di Bikers in pelle nera
guidati da un energumeno con una moto straordinaria con una forcella
di oltre 3 metri ed un retro “rubato” ad una Dune Buggie.
Dietro di lui altri 20 personaggi coperti di cuoio fino al cranio e,
in mezzo al plotone, un camioncino blu tappezzato di poster degli Uriah
Heep.
Sicuramente non abbiamo sbagliato strada, ma qualcosa mi turba perché
ho come l’impressione di sentire gli Oliver Onions accompagnare
la nostra entrata in pompa magna in paese!
Girovaghiamo un po’ con l’auto stupefatti circondati da
antichi resti romani e da centauri motorizzati.
Ci rechiamo in prima battuta al campeggio dei Bykers, ma, visto alcune
offerte al punto di informazioni turistiche, decidiamo di recarci verso
il mare per cercare una casetta libera.
Ne troviamo infatti una molto carina, vicino un piccolo golfo, con un
bel giardino, un parcheggio riservato, l’ombrellone e la sedia
a dondolo.
E’ un appartamento per 2 con un letto matrimoniale, ma basta buttare
a terra il materasso sopra l’armadio e subito diventa un appartamento
per 3! 20.000 lire è veramente un prezzo ridicolo anche se, ovviamente,
tocca a me dormire per terra…contenti loro nel matrimoniale! 
Andare in centro a mangiare è una pura formalità, ma visto
i prezzi non è difficile neanche bere!
Ormai alle 4 del pomeriggio siamo tutti e tre “allegrotti”
ed io in particolare sono già molto teso per il prossimo concerto;
non ci posso credere per la prima volta vedrò gli
Heep dal vivo!
Ma mi rendo conto che per Pola questo è veramente un evento unico
tanto che la radio del ristorante ove ci accingiamo a cenare trasmette
costantemente pezzi degli Uriah. Quanti di voi potranno mai dire
di avere pasteggiato con vino, civapcici a suon di Return
to Fantasy? Assolutamente magnifico.
La mia tensione anche per questo continua ad aumentare e tormento i
miei accompagnatori come un bambino di 6 anni: “Che ore sono?
– E’ ora di andare? – Non è che facciamo tardi?
– Forza Michele bevi la tua trentaduesima birra che il concerto
comincia!”
Verso le otto di sera i miei colleghi esausti mi portano finalmente
alla base della collina ove si tiene il raduno.
La scarpinata in mezzo i boschi è molto lunga, il caldo soffocante,
le moto sfrecciano in ogni dove…mi tiro su pensando che in pochi
possono avere affrontato quest’avventura solo per vedere un vecchio
gruppo Hard Rock. Mi frego le mani…con 4/500 spettatori sarò
sicuramente in prima fila!
All’arrivo davanti al palco però rimango basito.
Lo spiazzo è enorme, circondato ovunque da tavoli di legno pieni
zeppi di motociclisti e, in mezzo all’arena, troneggia un enorme
spiedo con infilzata una mucca intera ormai ridotta ad uno scheletro!
Fatico a chiudere la bocca. Ci saranno 10.000 persone.
Tutti in pelle ed enormi.
Ho quasi paura, non sono abituato a certi happening, ma la cosa più
strana è che sono il più piccolino che c’è
in giro nonostante il mio metro e 85 per ottanta chili.
Cerco i miei amici con un po’ di timore, ma Michele è dietro
di me con i lacrimoni, uno sguardo perso ed uno strano sorriso. Amore?
No! Una nuova marca di birra!
Facciamo in tempo a rifocillarci che le luci si spengono e, dopo pochi
istanti, Trevor Bolder irrompe sul palco
suonando l’intro di Time of Revelation.
Il suono è magnifico, straordinario e, miracolosamente, sono
pure in prima fila! La presenza scenica dei nostri è talmente
enorme da risultare indescrivibile, ma su tutti la fa da maestro Bernie
Shaw che folleggia da una parte dall’altra del palco sfoderando
il microfono “letteralmente” come una pistola visto che
lo tiene riposto in una fondina attaccata alla gamba! Forse perché
anche lui è un byker sembra che questa data sia molto importante,
si sente a casa fra amici e dà il meglio di se per non scontentare
nessun “fratello”. Intanto i pezzi si susseguono senza respiro
dando molto spazio all’ultimo album il magnifico Sea
of Light con grandi pezzi come Mistress
of all time , Dream on
, Logical Progression, Words
in a distance tutti decisamente magnifici e contemporaneamente
sia moderni sia con quel gustò settantiano che a reso grandi
gli Uriah.
Ma è forse con Stealin'
che le mie ultime barriere saltano. Non avevo mai ben compreso l’importanza
di questo pezzo che, in realtà, non mi pareva nient’altro
che un mero esercizio con vaghe reminescenze blues. I cori di tutto
il pubblico mi aprono gli occhi e finalmente capisco che Stealin’
è veramente una delle poche grandi canzoni che si possono definire
realisticamente “un classico”!
In un breve momento di pausa Michele e Daniele dietro di me mi chiamano
e mi invitano a girarmi.
Li guardo in viso e sorridono. “Vi Piace?” –chiedo
“Buonissima”- mi rispondono tirando fuori una bottiglia
di grappa autoctona!
“Ma come cacchio…”
“Ce l’hanno data loro!” mi dicono indicandomi alcuni
Bykers slavi alla loro destra che mi salutano come se fossi un loro
fratello di sangue!
Quindi è il mio turno di assaggiare ed il prodotto è talmente
alcolico che per alcuni minuti perdo completamente la ragione tanto
da non ricordarmi assolutamente dell’esecuzione sul palco di Come
away Melinda! Peccato non la facevano dal vivo da 30 anni!
Sarà per la prossima volta quando avrò 60 anni suonati!
Durante Gypsy Lanzon
sale in cattedra con un lungo solo che ricorda lo stile di quello registrato
nel Live in Moskow. Ma è già tempo di July
morning che vede Mick Box dare
il meglio di se con il suo fare gigionesco, il suo wha wha ed il suo
assolo con la chitarra sopra la testa.
E dietro di me i miei amici italiani ed i croati ci allietano con il
coro “in my Heart in my mind” dall’alto contenuto
alcolico.
E’ tempo di una pausa, ma i 5 vecchietti non mi danno tregua e
risalgono sul paco per una serie di bis capeggiati da Mick
Box che sfoggia la maglietta della nazionale croata di calcio.
E’ un tripudio visto che i mondiali sono finiti da poco e che
la squadra è arrivata alle finali.
L’entusiasmo è tale che i nostri ci regalano una Bird
of Prey devastante in quanto durezza e rocciosità.
Sparata a mille è anche la seguante Look
at Yourself; ed e solo con l’ultima Lady
in Black che torna la quiete.
Ragazzi che emozione! 10.000 persone che cantano il ritornello di questo
pezzo è un ricordo che non cancellerò tanto velocemente!
Ed è nel tripudio generale che gli Heep
lasciano definitivamente il palco , ma Shaw
non fa in tempo a dire “Thank you, Good Night” che un’esplosione
ci stordisce!
Cos’è una bomba? Dinamite?
Noooo! E’ solo un tuono!
Un Tuono?!?
Il diluvio è improvviso, freddo ed impressionante.
Lampi globulari esplodono nel cielo come in una battaglia spaziale.
(Gli scienziati non hanno ancora provato l’effettiva esistenza
dei Lampi Globulari, ma con mio spavento ancora vivo posso giuravi di
averli visti). Ho davvero fifa. Sembra di stare a Sedan o a Kursk. Fulmini,
saette, motociclisti che sfrecciano nella strada ormai ridotta un acquitrino,
vento che piega e spezza alberi mentre piovono vasche da bagno.
Grazie al cielo non dormiamo al Camping e l’auto è solo
dopo tre chilometri di comodo sterrato!
Fiumi d’acqua invadono il sentiero, fulmini cadono a pochi metri
facendo contrarre le zampette delle rane che ormai ho nelle mutande
e mi solleticano i maroni! Potrebbe anche essere un’esperienza
stuzzicante, ma non avrei mai voluto farla così vicino alla mia
dipartita!
Quando ormai penso che sia finita arriviamo in vista dell’auto
dove ci ripariamo immediatamente.
Siamo davvero esausti e sembriamo tre derelitti sudici, bagnati e stanchi.
Daniele è esanime al posto di guida. Tra il fatto che il vento
e l’elettricità si siano divertiti con i suoi capelli ricci
e calcolando che è pieno di fango dalla testa ai piedi sembra
il fratello di Arnold dopo una dose eccessiva di Lsd. Michele invece
ride… è riuscito a salvare la bottiglia di “bomba”
croata;
l’ha tenuta sulla pancia per tutto il tragitto di ritorno “Sai…faceva
freddo…e questa roba mi ha scaldato…sarà almeno a
50°”! Ridiamo come tre rimbambiti e, quando, rientriamo nella
nostra casetta ci addormentiamo quasi subito.
E’ stata una grande esperienza ed il mattino seguente
ci apprestiamo a partire di buona lena per tornare a casa. Mentre portiamo
fuori dal cortile le nostre poche cose un anziano croato ci si fa incontro
felice e arzillo reggendo la ormai classica bottiglia di grappa croata
e quattro bicchieri.
Non capiamo ovviamente cosa cerca di dirci, ma mi sento già suo
amico!
“Ieri …Mille motori…bruum bruum!”
“Già! Mille motori…vruum vrumm!”- rispondiamo
noi con la gola secca!
“Io vedere mille motori!” ci ripete indicandoci.
“Anche noi ieri al concerto vedere mille motori!” diciamo
cercando di tradurre al meglio le sue parole.
“No! Voi ! Mille Motori! Vedere!”- ci dice ancore portandoci
fuori dal cortile.
Forse abbiamo capito vuole vedere come siamo arrivati in Croazia! Vuole
vedere i nostri Mille Motori!
Ma noi siamo arrivati in macchina!
Ed infatti alla visione di una Opel Astra il vecchietto comincia a dare
i numeri: “No mille motori! No mille motori! Italiani Vaffanculo!
Stronzi e bastardi!” e così sentenziando se ne va lasciandoci
a bocca asciutta! Sapeva poco di italiano, ma quel poco era specifico
ed andava allo scopo!
Nonostante
qualche piccolo contrattempo il week end è stato magnifico ed
ho potuto esaudire un sogno che coltivavo da tempo: vedere gli Uriah
Heep dal vivo. Certo mi sono dovuto beccare una tromba d’aria
ed una dose eccessiva di Vaffanculo: ma ne è valsa proprio la
pena!
Racconto
dedicato all’Opel Astra di Daniele
che ci ha portato ovunque in Europa, dallo splendido mare del Portogallo,
alla misteriosa Praga, dalle Highlands scozzesi al concerto degli Heep
ed è deceduta in servizio pochi mesi dopo cercando di trasportarci
a vedere il concerto dei Judas Priest.
Grazie vecchia mia! Non ti dimenticheremo!