Introduzione |
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Il 1970 fu un anno musicalmente decisivo e segnò un momento di rottura rispetto i decenni precedenti. Lo sviluppo
musicale degli anni 60 seguì i dettami della moda imperante del
“peace & love” e di molti artisti unici ed innovativi
che lasciarono un segno indelebile nella cultura degli anni a venire.
Sarà forse un caso che, proprio nel 1970, gli artisti sopraccitati scompaiono a causa di dissidi interni (Beatels) o di tragiche circostanze. Grazie però all’apporto di alcune band nei periodi immediatamente precedenti (King Crimson, Deep Purple, Led Zeppelin, High Tide…) si cominciarono a sviluppare alcune nuove concezioni musicali che permisero agli artisti di esprimersi su coordinate completamente nuove e di dare forma ai due movimenti musicali che dominarono il decennio: il progressive e l’ hard rock. Entrambi i generi nacquero in Inghilterra e sfoderarono decine di artisti che si imposero nelle classifiche mondiali dove rimasero incontrastati fino l’avvento del punk e della disco sul finire del decennio. I cambiamenti però furono epocabili ed indelebili. L’abbandono
della semplice canzone di 2-3 minuti per affrontare vere e proprie “composizioni”
di 5-10 minuti rivoluzionò il modo di fruire la musica e portò
l’avvento dei primi LP a lunga durata considerati non più
una collezione di 45 giri, ma la vera espressione di un artista in un’opera
più matura e completa. L’ondata
di gruppi fu enorme ed inarrestabile e, soprattutto , fu qualitativamente
straordinaria. Tra i rappresentanti di quest’ ultimo genere ricordiamo i quattro gruppi che segnarono un’epoca e che ancora adesso sfornano dischi e si impegnano in lunghe tournèe: Deep Purple, Led Zeppelin, Black Sabbath e, ultimi ma non ultimi, gli Uriah Heep protagonisti di questo sito di appassionati. L’
hard rock si presentò sulle scene quasi all’improvviso
con i suoi suoni duri, veloci e cupi; con lunghe partiture soliste e
con i suoi cantanti dotati di un grande carisma scenico e di un’ottima
estensione vocale. L’ hard rock spazzò via in pochi anni tutta la musica leggera del decennio precedente e potremmo quindi eleggerlo come simbolo di un decennio nel quale il sogno di pace e fratellanza mondiale sì incrinò definitivamente aprendo le porte ad un periodo di conflitti sociali, guerre e di terrorismo che attraversò l’Europa e del quale la musica “dura” era la perfetta colonna sonora. Gli Uriah
Heep debuttano sulle scene proprio nel 1970 in contemporanea con l’omonimo
album dei Black Sabbath e solo pochi mesi dopo i Led Zeppelin e i Deep
Purple. Quello
che segue è un piccolo tentativo di recensire e commentare i
principali album degli Uriah Heep senza alcuna volontà di essere
esaustivo (si contano oltre 300 album!) o di essere oggettivo.
Questo
lavoro infatti oltre che massacrante e noioso mi ha comunque permesso
di farmi un’idea che la stampa e il pubblico aveva degli Uriah
a partire da metà anni ottanta. Per ragioni di età (io
sono un Live January 1973) il periodo d’oro del rock non l’ho
vissuto e ho potuto scoprire e appassionarmi dell’hard dei ’70
solo grazie alla carta stampata ma, quello che ho trovato sugli Heep,
è stato in effetti molto desolante. I reperti
di metà anni ottanta sono infatti rarissimi e, oltre qualche
sporadica recensione, credo di aver trovato tra il 1986 ed il 1995 ben
una (dicasi una!) intervista su un totale di forse 4/500 riviste diverse. In parole povere gli Uriah Heep sono stati per un decennio una band “invisibile” e misconosciuta della quale pochi appassionati ed ancora meno giornalisti volevano parlare. Tanto per
fare un esempio la rivista Flash n. 14/15 del 1990 era incentrata interamente
sui “singers del rock” ai quali erano dedicati, a seconda
dell’importanza (e della moda del momento) tra la mezza e le due
pagine di biografia. Piuttosto
indicativo è pure il risultato del referendum di pochi mesi addietro
della rivista HM nel quale i lettori erano chiamati a votare i migliori
album degli anni 60 e 70. La sorte dei nostri comincia rapidamente a risalire la china nel 1995 con l’uscita di Sea of Light. Da questo momento in poi la fortuna degli Uriah Heep riesplode, ricominciano le lunge tournee, si ristampa più volte tutto il loro catalogo ed il gruppo viene “riabilitato” tra i padri dell’hard rock fra scuse ed inchini di riverenza. A questo punto succede l’esatto contrario di metà anni ottanta ed ogni album del gruppo viene “riscoperto” e , talvolta, anche sopravvalutato. Capirete quindi anche voi che è molto difficile cercare di dare alcuni “consigli per l’ascolto” cercando di seguire i dettami della carta stampata o dei critici che negli ultimi 35 anni hanno espresso pareri sugli Uriah Heep. Credo di
non fare torto a nessuno indicando come “prime scelte” della
discografia gli album datati 1970-1973. Per il
resto della discografia invece è tutto più difficile ed
i pareri molto discordi. Abominog del 1982 è decisamente l’album più amato dai fans per quello che riguarda tutto il periodo (77-85) più legato ad una musica più accessibile ed orecchiabile che potremmo definire Hard-AOR. Mi piace anche ricordare l’assoluta bellezza di Rarities from the Bronze age una raccolta di singoli e b-sides (1970-1982) che , oltre a dare un’idea completa dell’evoluzione dell’heepsound contiene pure canzoni straordinarie. Spero di essere stato esaustivo, ma per ogni evenienza, richiesta o consiglio il webmaster ed io siamo a disposizione. Mi auguro
quindi che molti di voi possano apprezzare la discografia degli Uriah
Heep e che mi possiate fare sapere se per voi è meglio la voce
di David Byron o quella di Minoru Niihara!
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