Il terzo
album in studio degli Uriah Heep definisce quelle che saranno le coordinate
stilistiche del gruppo almeno fino alla fine degli anni ’70.
Decisamente l’orientamento Hard Rock presente nei due album precedenti
viene sottolineato nella nuova uscita del 1971, mentre le influenze
prog, blues e jazz vengono per il momento accantonate. Tutto ciò
rende il lavoro molto omogeneo e potente che mostra agli ascoltatori
una band che sembra abbia trovato definitivamente la propria strada
nel mondo del rock e che sia decisa a percorrerla e a dominarla il più
in fretta possibile.
Apre le danze la canzone che dà il titolo all’album con
un riff di hammond impetuoso ed irruento al quale di affianca la chitarra
di Box dura e solenne.
Sono solo due semplicissimi accordi, ma il risultato è stupefacente
tanto che diventerà il primo singolo del gruppo a venire distribuito
in tutto il mondo e trainerà l’intero album a vendite di
assoluto rispetto in breve tempo (oltre le 500.000 copie).
I wanna be free si apre con accordi statuari
ed imperiosi che accompagnano l’ascoltatore ad un inaspettato
cantato molto melodico e con qualche reminescenza dei’60; ma l’hard
rock ritorna immediatamente con la Les Paul di Mick che comincia a dettare
il tempo in modo secco e deciso e trasforma la canzone in autentica
pietra.
Byron è sicuramente sugli scudi in questo frangente, ma la seguente
July morning ce lo regala in una forma
assolutamente smagliante ed inarrivabile!
Decisamente uno dei grandi pezzi del rock di tutti i tempi la canzone
è il perfetto sunto di che cos’erano gli Heep negli anni
settanta: un perfetto connubio di dolcezza, melodia, organo, chitarra
acustica ed elettrica in un crescendo di emozioni e di patos che si
concludono in solo di Hammond quasi “rumoristico” a sottolineare
il dolore di un animo disperato.
Tears in my eyes ricorda parecchio una
vecchia canzone r’n’r iperamplificata e iperdistorta che
si trasforma in un coro angelico accompagnato da un wha-wha. Capisco
che sembra una pirlata di prima categoria, ma dopo avere ascoltato il
pezzo sicuramente converrete con me che questa è verità!
Credo che a Shadows of Grief vada data
la palma di canzone più selvaggia dell’intera discografia
del gruppo. L’organo e la chitarra si inseguono per tutta la durata
del brano ed insieme creano un riff assolutamente indimenticabile che
si stampa nella mente e non ne riesce più ad uscire. Notevole
anche l’arrangiamento della seconda parte della canzone quasi
a ricordare l’attesa di una belva pronta a balzare alla gola della
sua vittima prescelta tra le note soffuse dell’hammond ed i cori
“diabolici” che preludono all’assalto finale. In definitiva
una grande dimostrazione di bravura da parte dei cinque musicisti con
una menzione particolare a Byron, mai così “arrabbiato”
e a Clarke alla Batteria preciso e deciso come non mai.
What should be done è una bella
ballata dove all’iniziale pianoforte si affianca il wha wha di
Mick in un perfetto slow in tipico stile settantiano.
La chiusura dell’album è affidata a Love
Machine breve e dinamica che, sebbene non originalissima, ci
mostra il lato più duro degli Heep che poi verrà affinato
e sviluppato negli anni seguenti in pezzi come Easy Livin’.
L’album
ormai vede ormai Hensley completamente al comando del song writing mostrandoci
tutte le sue sfaccettature di ottimo ed originale compositore.
In Italia l’album verrà accolto molto bene e sarà
il sessantesimo album più venduto del 1971; anche il singolo
Look at Yourself raggiungerà il
dodicesimo posto dell’hit parade.
Tra le curiosità mi piace sottolineare che l’album fu l’ultimo
del gruppo ad essere registrato con un 8 piste.
Nella ristampa Expanded de-luxe edition sono presenti le seguenti bonus
Track:
What’s
within my heart
Why
Look at yourself
Tears in my eyes
What should be done
Look at yourself (live bbc)
What should be done (live bbc).
What’s
within my heart
è una bella e tranquilla ballata che vede Box alle prese con
un dolce arpeggio con la chitarra classica.
Why è senza dubbio una delle canzoni
più amate dagli Heepsters. La versione in questo cd è
assolutamente magnifica e si caratterizza per la quasi rilassatezza
dell’esecuzione che vede un bel assolo di Mick ed un Byron decisamente
in forma e che ci mostra tutta la manleabilità della sua voce.
Decisamente gli Heep nel loro massimo splendore.
Tears in my eyes e what
should be done sono invece versioni alternative interessanti
sebbene non troppo diverse dagli originali di studio.